32 ore settimanali di lavoro a parità di salario.

di Michele Gliaschera

E’ arrivato il momento. Non lasciamocelo sfuggire.

Come noi, altri hanno iniziato ad immaginare, scrivere e pensare sul DOPO. Per formazione e costituzione mentale sono un ottimista e in questo momento mi sento di dire che l’Italia ha tutte le caratteristiche per essere protagonista del DOPO.

Se vogliamo che i cittadini tornino ad interessarsi di politica e a continuare ad amare la propria nazione, dobbiamo fare scelte forti. Dobbiamo tornare ad intendere la politica come la intendevano i greci; forzando un po’ la traduzione, “l’Arte del buon vivere comune”. Il primo insegnamento di questa grande crisi è che la vita è una sola e va vissuta nel migliore modo possibile. Eravamo storditi dalla sensazione di onnipotenza, ma alla prima importante prova ci siamo scoperti fragile e indifesi.

C’è tanto bisogno di cambiamento. Quel cambiamento che non è mai stato così a portata di mano. E’ il momento di puntare in alto e cominciare a progettarlo.

Le più grandi conquiste del mondo del lavoro si ebbero grazie alle lotte operaie e sindacali sostenute da quelle degli studenti nel1969.

Sono quelli gli anni dell’abolizione delle gabbie salariali, della settimana lavorativa che passa dalle 48 e più ore alle 40, quelli in cui si ottiene la parità di trattamento salariale e normativo tra operai e impiegati e si strappa la liberalizzazione dell’accesso all’università. Finalmente il diritto allo studio è riconosciuto a tutti gli studenti di tutte le scuole superiori.

In realtà il Sessantotto, in modo semplicistico, sicuramente sbagliando, lo disadorno da tutta la sua carica politica e lo intendo, soprattutto, come un momento di conquiste che ci spronano a non sognare il cambiamento, ma a scriverlo, progettarlo e costruirlo insieme.

Allo stesso modo potrei citare le grandi conquiste, che provengono da donne, uomini e movimenti in tutto il mondo.

Penso a Nelson Mandela, che non si è mai arreso e con caparbietà, coraggio e sofferenza ha portato avanti attività anti-organizzative contro il governo Sudafricano. Il suo sogno era di poter vedere un giorno bianchi e neri convivere in armonia, e con diritti equi.

Sto pensando ad una piccola ragazza Greta Thunberg, che pochi anni fa sfidò da sola il governo svedese, invece di andare a scuola con il cartello con scritto ‘Sciopero per il clima’, e poi i più grandi Stati mondiali. Oggi, ha portato a scioperare milioni di giovani in tutto il mondo.

Una sedicenne, con il “pallino” di salvare il pianeta che ha toccato il cuore di milioni di donne e uomini in tutto il mondo. Tra tutti i messaggi che possiamo cogliere dalla sua lotta c’è anche quello che ci dice; anche una persona può fare la differenza se la causa per cui lotta è giusta.

Quelle grandi conquiste e tutte le persone che lottano per una causa giusta, ci testimoniano che un altro mondo è possibile, non una utopia, non una teoria, ma una pratica per milioni di cittadini nel mondo.

E allora abbiamo le carte in regola per inserire la prossima conquista sociale; trentadue ore settimanali, per 4 giorni di lavoro a parità di salario al posto delle attuali 40 ore. Siamo fermi al 1969.

Con l’impiego sempre più massiccio delle macchine e dell’automatizzazione dei sistemi di produzione, si stima che nell’arco del prossimo trentennio, il 50% della produzione mondiale sarà fatto dalle macchine. Questo significa che la manodopera, poco specializzata, sarà sempre più a rischio a fronte di una richiesta sempre più elevata di tecnici super specializzati in competenze meccaniche ed informatiche. E allora si apre una occasione storica e favorevole per rimodulare il mondo del lavoro.

Pensate, i benefici che si potrebbero trarre dall’utilizzo massiccio dell’automazione. Operai non più dedicati a mansioni pericolose, nocive e pesanti che saranno svolte della macchine. Meno ore lavorative per tutti e quindi più tempo libero, non per oziare ma da dedicare a se stessi e alle persone che si amano. Sport, arte, studio, approfondimenti, passioni, socializzazione, famiglia, figli.

Qualcuno con una visione un pochino più lunga diceva, lavorare meno ma lavorare tutti.

Un benessere che potrebbe riflettersi positivamente anche sui costi dello Stato. Persone più libere, più felici, meno stressate, meno nervose e quindi con meno patologie mediche. Ormai è dato accettato da tutti che lo stress e le ansie sono causa di patologie importanti.

Non credo che sia utopia. Forse siamo stati troppo presi dal profitto e da quello che pensavamo essere la panacea di tutti i mali: IL LAVORO.

3 pensieri su “32 ore settimanali di lavoro a parità di salario.


  1. Michele ti hanno ackerato il profilo o sei proprio tu? E’ la prima cosa di sinistra che scrivi da quando portavi i pantaloni corti!
    Scherzo, complimenti, condivido.


  2. Riflessione interessante, che non sarà facile perseguire. Io aggiungerei: perchè non tentare di inserire nei prossimi rinnovi contrattuali, una parte di lavoro, per almeno un giorno a settimana, in smart working. Perlomeno laddove è possibile. In tanti la stiamo sperimentando in questi giorni, e questo è quello che si chiama trasformare da un problema ad una opportunità. Con il vantaggio che ci sarebbero meno spostamenti e quindi anche meno inquinamento.


    1. Spero che la possibilità di lavorare da casa diventi realtà a partire dai prossimi mesi. Ormai le aziende si sono strutturate e quindinun passo importante è fatto.

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