Econometicamente – L’altra economia in 10 punti

di Jacopo Landi

 altra economiaInizio la mia argomentazione con una promessa/premessa un po’ da politicante : “Sarò breve…”. E’ doveroso, perché “l’altra economia” è un argomento che sentiamo citare spesso, molte volte anche al di fuori del suo normale contesto, ma che se va esposto in maniera organica da una qualsiasi persona si finisce inesorabilmente nel cadere in frasi di circostanza, luoghi comuni, e pratiche hippie. Di seguito trovi un’estrema sintesi in 10 punti che ne raccoglie i principi fondanti e i pilastri:

  1.  Assenza di scopo di lucro: le imprese dell’altra economia sono tendenzialmente nonprofit, questo non significa che tutto il lavoro viene fatto per la gloria, ma che tutto il surplus creato viene reinvestito all’interno dell’impresa stessa , per migliorarne il ciclo produttivo, le condizioni di lavoro, la qualità dei servizi, ridurne l’impatto ambientale;
  2. L’altra economia considera l’eco-compatibilità una condizione essenziale per il suo operare. La salvaguardia dei meccanismi biologici e l’uso di risorse, specie energetiche, riproducibili, è considerato un obiettivo assolutamente prioritario. Centrali sono le ricerche e la progettazione di prodotti che sempre meno incidano sull’uso delle risorse naturali essenziali, e che promuovano l’utilizzo di risorse energetiche rinnovabili.
  3. (o anche 2 bis, per attinenza) Tra le priorità sarà anche inclusa la riprogettazione di tutti i prodotti ad alto impatto ambientale, a partire dai cosiddetti prodotti “usa e getta”.altra economia(1)
  4. Trasparenza: ogni operatore conta di produrre valore sulla base della sua attività reale, dunque si assume anche l’onere di garantire una massima trasparenza e di adottare tutti gli strumenti utili per consentire ai terzi (consumatori, risparmiatori, fornitori, istituzioni pubbliche ecc.) una valutazione corretta dei beni e servizi offerti;
  5. Dagli stessi presupposti dell’altra economia nasce “l’altra informazione”. Si tratta di uno strumento per operare scelte consapevoli ed etiche in campo comunicativo, e realizzare servizi di cui tutti possano beneficiare: sia come produttori che come fruitori.
  6. Valorizzazione del capitale umano, inteso come sistema di operazioni volte ad impiegare ciascuno secondo le proprie capacità e nel rispetto dei suoi diritti fondamentali di persona (si pensi per esempio al collocamento dei disabili).
  7. Le imprese dell’altra economia, si pongono in atteggiamento cooperativo e solidale tra loro organizzandosi in “distretti” che puntino a moltiplicare gli interscambi di esperienze e di prodotti e servizi con l’obiettivo di aumentare continuamente la fascia di attività e di usi che rispettano i principi dell’altra economia, integrandoli tra loro e moltiplicando le possibilità di connessioni.
  8. Un ruolo dell’individuo come consumatore diverso, incentrato sulla sobrietà nei consumi, che consenta a tutti di consumare in modo attivo, consapevole e responsabile. Le scelte di acquisto e di uso dei prodotti e dei servizi devono essere basate su una conoscenza delle caratteristiche qualitative e dei costi reali, degli eventuali danni alla salute personale, e non solo.
  9. Le reti di economia solidale puntano a valorizzare le risorse e le possibilità offerte dal territorio in cui vengono a crearsi, slegate da logiche di mera delocalizzazione per minimizzare i costi di produzione.
  10. I settori* che applicano e seguono questi ed altri principi ci sono, e sono in forte crescita, ad esempio:

*l’assenza di un link specifico per alcuni settori è perché vista la numerosità dei soggetti operanti, preferisco non citarne nessuno, per non privilegiarne qualcuno.