Ambientalismo, un movimento di educazione popolare

Rubrica
Storia dell’ambientalismo

di Michele Altomeni

Ogni movimento popolare, per promuovere le proprie cause, investe grandi energie in comunicazione e formazione diventando così uno strumento di evoluzione culturale di cui beneficia tutta la società.

La prima spinta all’impegno in una battaglia ambientalista può nascere anche solo da una percezione sensoriale: la vista di un paesaggio danneggiato, la percezione di cattivi odori, il malessere fisico dovuto alle conseguenze sulla salute… da queste prime percezioni possono nascere aggregazioni di persone che vogliono impegnarsi per risolvere il problema, e da lì scaturisce l’esigenza di capire. Così, in breve tempo, il gruppo si trasforma in un laboratorio di formazione popolare. Si leggono e discutono testi, si consultano esperti di fiducia, si entra in contatto con altre realtà che hanno vissuto problemi simili. E allo stesso tempo, si mettono in campo iniziative per rendere queste conoscenze di dominio pubblico, attraverso conferenze e dibattiti, volantini, comunicati stampa.

Comunque vada a finire la battaglia, il territorio ne esce con una maggiore consapevolezza e con una maggiore conoscenza dei problemi che lo riguardano. 

Spesso, militanti ambientalisti con tutt’altre competenze, hanno iniziato a studiare le leggi per trovare norme a favore della propria causa, e non di rado, in assenza di queste norme, hanno imparato a scrivere nuovi articoli di legge da sottoporre ai rappresentanti istituzionali

Si è trattato spesso di battaglie epiche. In molti casi piccoli movimenti di cittadini si sono contrapposti a grandi aziende multinazionali o a istituzioni pubbliche con le risorse economiche per chiamare in propria difesa avvocati e professori universitari. Eppure, come i lillipuziani ne “I viaggi di Gulliver”, grazie alla tenacia e alla collaborazione sono spessi riusciti a dimostrare e ad affermare la giustizia delle proprie istanze, per il bene collettivo. Questo proprio grazie alla capacità di studiare, imparare, comunicare ed educare, partendo dal basso.

Il movimento ambientalista ha avuto nel tempo una grande capacità di radicare e consolidare queste prime rudimentali esperienze culturali. A questo proposito va citato il movimento delle “università verdi” che hanno caratterizzato la prima fase dell’ambientalismo italiano diffondendosi sul territorio e dandosi anche un coordinamento. Le università verdi hanno prodotto corsi e materiali di ottima qualità.

Se vuoi saperne di più di questa bella esperienza ti rinviamo ad una ricerca molto ben fatta.

Allo stesso tempo è cresciuta l’esigenza di utilizzare anche la scuola per promuovere questa nuova consapevolezza. Così sono nati e si sono diffusi innumerevoli corsi di aggiornamento diretti agli insegnanti e poi progetti didattici che attingevano ad esperti esterni.

Oggi possiamo dare per scontato che nelle scuole si faccia, almeno un po’, educazione ambientale, spesso anche in maniera trasversale alle diverse materie. Ma fino a pochi decenni fa non era affatto così. Furono alcuni insegnanti ambientalisti ad aprire il sentiero, con grandi difficoltà e forti resistenze da parte delle istituzioni. Poi contribuirono molto le associazioni ambientaliste proponendo, spesso gratuitamente, le proprie attività didattiche. Successivamente le istituzioni decisero di investirci anche risorse economiche, così cominciarono a diffondersi figure professionali di educatore ambientale, cooperative dedicate a queste attività, Centri di Educazione Ambientale diffusi sul territorio.

Se vuoi approfondire il tema dell’educazione ambientale ti consiglio di visitare il sito https://rivistaeco.it/, una rivista specializzata su questo tema, punto di riferimento dal 1989.

Tra gli strumenti che hanno contribuito a “fare” cultura ambientalista vanno ricordati gli innumerevoli organi di comunicazione che per lungo tempo furono essenzialmente cartacei: riviste, bollettini, volantoni. Alcune di queste esperienze esistono ancora oggi e rappresentano fonti di informazione autorevoli, come AAM Terra Nuova e La Nuova Ecologia. Negli ultimi tempi si sono ovviamente affiancati innumerevoli siti internet, blog e pagine sui social media che continuano a svolgere un’importante funzione educativa e informativa.

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