Disastri ambientali e battaglie ecologiste

Rubrica
Storia dell’ambientalismo

di Michele Altomeni

La forza del movimento ambientalista è la capacità di trasformare eventi catastrofici in battaglie per il bene comune. Ripercorriamo alcuni disastri ecologici che hanno dato vita a lotte per la giustizia

Se quella contro il nucleare (di cui abbiamo parlato qui) può essere considerata la madre di tutte le battaglie ambientaliste moderne, ci sono diversi altri gravi disastri ambientali che hanno dato origine a grandi campagne in difesa dell’ambiente. In molti casi queste battaglie hanno portato a leggi e cambiamenti sociali che oggi diamo per scontati, ma che sono il frutto dell’impegno di tante persone che dedicarono le proprie energie per il benessere di tutti. Ripercorriamo brevemente alcune delle più importanti.

La diossina di Seveso e l’arsenico di Manfredonia

Il 10 luglio 1976 dallo stabilimento ICMESA di Meda, a nord di Milano, in seguito ad un incidente ad un reattore chimico, uscì una nuvola bianca contenente, fra l’altro, alcuni chilogrammi di “diossina” (TCDD) che, trasportata dal vento, ricadde sul territorio del vicino paese di Seveso. 

Si tratta di uno degli eventi di inquinamento più gravi in Italia. Bonifiche e risarcimenti andarono avanti per anni, con costi astronomici, ed enormi furono le conseguenze sulla salute della popolazione.

La diossina ed i suoi effetti sulla salute umana erano già noti all’opinione pubblica perchè erbicidi contaminati da questa sostanza erano stati usati nella guerra del Vietnam per distruggere la giungla che offriva rifugio ai partigiani Viet Cong. Ne subirono i danni anche gli stessi soldati americani che in gran numero si ammalarono e fecero causa al proprio governo.

Dall’incidente di Seveso presero avvio diverse iniziative legislative, tra cui anche la direttiva europea sul controllo della localizzazione degli stabilimenti produttivi che viene ancora chiamata “Direttiva Seveso”.

Pochi mesi dopo quell’incidente, nel settembre 1976, si verificò un altro episodio nello stabilimento petrolchimico Eni di Manfredonia. L’esplosione di un reattore causò la fuoriuscita di circa 10.000 chilogrammi di composti di arsenico ricaduti sulla cittadina. 

Farmoplant

Nella zona industriale tra Massa e Carrara erano state costruite due fabbriche di antiparassitari, una della Montedison e una dell’Enichem. Nell’agosto 1980 nello stabilimento della Montedison si verificò un grave incidente, con fuoriuscita di sostanze nocive, richiedendo l’allontanamento degli abitanti e dei turisti delle zone vicine. Per anni lo stabilimento, divenuto nel frattempo Farmoplant, ha continuato a produrre odori irritanti e ad inquinare le acque. E’ così sorto un vivace movimento di protesta popolare locale, soprattutto dopo un altro incidente avvenuto nella fabbrica dell’Enichem, nel marzo 1984. Il movimento ha anche promosso un referendum per la chiusura della Farmoplant che si è tenuto nell’ottobre 1987 con una schiacciante vittoria dei proponenti.

Sversamenti

Numerosi sono stati gli incidenti navali che hanno provocato lo sversamento in mare di grandi quantità di sostanze inquinanti. Tra questi, nel 1967 la petroliera Torrey Canyon che riversò 200.000 tonnellate di petrolio nel Canale della Manica e nel 1978 la petroliera Amoco Cadiz che disperse 220.000 tonnellate di petrolio nel mare al largo della Francia. Nel luglio 1974, al largo di Otranto, è affondata una nave jugoslava contenente 900 fusti di piombo tetraetile. Nel luglio 1979 è affondata una nave lungo le coste della Sardegna con un carico di sostanze tossiche. Questo solo per citare alcuni episodi. Le battaglie ambientaliste a favore delle energie alternative non trovano motivazione solo nel contrasto ai cambiamenti climatici, ma anche dalla necessità di ridurre il trasporto di combustibili fossili che è stato spesso all’origine di disastri rilevanti.

Alghe e mucillagini

Dalla fine degli anni Settanta si è osservata quasi ogni estate la comparsa nell’alto Adriatico di grandi quantità di alghe che ben presto vanno in putrefazione, sottraggono ossigeno alle acque vicino alla spiaggia e provocano cattivi odori e morie di pesci. Successivamente hanno cominciato a comparire le “mucillagini”, 

Ciò provoca una danno economico alla pesca e al turismo, così ne è nato un movimento che oltre agli ambientalisti vide coinvolti i soggetti economici danneggiati. Le cause sono state individuate nell’afflusso in mare di grandi quantità di sostanze nutritive, soprattutto fosfati e composti azotati provenienti sia dagli allevamenti che dai prodotti per la pulizia. Il movimento lottò per fare approvare una legge che imponesse la riduzione dei fosfati nei detersivi, ma i produttori si opposero anche con il ricatto occupazionale. In realtà in breve tempo furono in grado di sostituire i fosfati con sostanze alternative equivalenti.

Amianto

Un’altra battaglia esemplare fu quella sull’amianto. Già da decenni si conoscevano i danni che le fibre di amianto provocavano ai lavoratori. Più di recente si è scoperto che gli stessi danni possono colpire coloro che usano manufatti che lo contengono. Dopo lunghe lotte, agli inizi degli anni 90 l’amianto è stato vietato per legge.

Ozono e CFC

Dopo la scoperta delle responsabilità dei clorofluorocarburi (CFC) e di solventi clorurati nella distruzione del sottile strato di gas ozono presente nella stratosfera è nato un movimento di protesta che ha portato al divieto dell’uso di queste sostanze dapprima negli spray e poi nella altre applicazioni. Grazie a quelle battaglie il problema negli anni si è molto ridotto.

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