La battaglia conto il nucleare

Rubrica
Storia dell’ambientalismo

di Michele Altomeni

Dopo una breve pausa estiva, riprendiamo a raccontare la storia dell’ambientalismo..

Se ti sei perso le puntate della storia dell’ambientalismo le trovi qui.

Eravamo rimasti alla nascita di alcune associazioni ambientaliste, nel dopoguerra, in pieno boom economico. Abbiamo visto che i primi movimenti si occupavano essenzialmente di educazione, o di protezione naturalistica. Ma sulla scia della contestazione giovanile esplosa nella seconda parte degli anni Sessanta, anche l’ambientalismo si è fatto più radicale, legando le sue istanze ad altre battaglie politiche e sociali. 

Questo nuovo approccio trova la sua piena espressione con la battaglia anti-nucleare.

Prima del 1973 c’erano già state battaglie ecologista su temi energetici, ma avevano riguardato essenzialmente le centrali elettriche a olio combustibile o l’inquinamento delle automobili. Nel frattempo, in Italia, erano entrare in funzione, quasi senza proteste, tre piccole centrali nucleari: nel 1962 a Latina, nel 1963 sul Garigliano e nel 1964 a Trino Vercellese. Allo stesso modo era passata inosservata la costruzione di due impianti di ritrattamento del combustibile nucleare irraggiato a Saluggia, in Piemonte, e a Trisaia, in Basilicata.

Anche l’avvio della costruzione delle centrale di Caorso nel 1970 non aveva suscitato particolari proteste. Entrerà in funzione nel 1980, quando la protesta sarà invece alla sua massima forza.

In conseguenza alla crisi petrolifera, nel 1975, l’Italia approvò il suo primo piano energetico. Prevedeva alcune decine di centrali nucleari. A quel punto si sollevò la protesta delle associazioni ambientaliste e delle popolazioni locali. Il movimento fu contrastato dal Forum Italiano per l’Energia Nucleare che raggruppava i soggetti variamente interessati allo sviluppo delle centrali in Italia.

Nell’aprile 1979 si è verificato a Three Mile Island, in Pennsylvania, negli Stati Uniti, il primo grave incidente nucleare che ha colpito fortemente l’opinione pubblica. Si trattava di uno di quegli eventi che i difensori dell’energia nucleare indicavano come altamente improbabili. In quello stesso periodo, nelle sale cinematografiche, si stava proiettando il film “La sindrome cinese”, che descriveva un incidente del tutto simile. 

In Italia fu nominata una commissione che presentò i suoi risultati in una conferenza pubblica a Venezia, nel gennaio 1980. Nel frattempo fu annunciato un nuovo insediamento in Puglia, ad Avetrana (TA) o, in alternativa, a Carovigno, vicino Brindisi. Subito le popolazioni si sollevarono.

Intanto il Governo portò in Parlamento un nuovo piano energetico che, pur ridimensionando il numero delle centrali, prevedeva l’espansione nucleare. Fu approvato a larga maggioranza, anche dall’opposizione comunista. La protesta ne trasse nuova linfa e cominciò a percepirsi come una nuova forza politica. Alle elezioni amministrative del 1985 si presentarono numerose liste Verdi che ottennero un notevole successo con l’ingresso di numerosi consiglieri negli enti locali.

Una svolta radicale arrivò con l’incidente al reattore sovietico di Chernobyl, alla fine di aprile del 1986. Pochi giorni dopo i rappresentanti del movimento ecologico depositarono la richiesta di tre referendum antinucleari, ma il governo riuscì a farli slittare il referendum fino al novembre 1987.

Nel frattempo anche tra i partiti tradizionali della sinistra, come PCI e PSI, era maturata una posizione contraria o almeno scettica sul nucleare. Nell’estate del 1987 si celebrarono nuove elezioni parlamentari ed i Verdi ottennero un grande successo, eleggendo 13 deputati e due senatori.

Al referendum dell’8 novembre 1987 i “si” riscossero una netta affermazione.

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