Nascita dei movimenti ambientalisti in Italia

Rubrica
Storia dell’ambientalismo

di Michele Altomeni

Le prime organizzazioni ambientaliste in Italia hanno un approccio protezionistico ed educativo. Dagli anni Sessanta del Novecento cominciano ad assumere un carattere più di lotta e contestazione sociale.

Tutte le puntate della storia dell’ambientalismo le trovi qui.

In Italia, i primi gruppi ambientalisti avevano un orientamento più naturalistico ed educativo che di protesta contro gli interessi i danni dell’economia. Le prime lotte furono condotte da gruppi piccoli e locali, oppure da grandi organizzazioni che come scopo principale si occupavano di altro.

La prima organizzazione ambientalista in senso moderno è stata Pro Natura, nata nel 1948 come  federazione di numerose associazioni naturalistiche, alcune attive già dagli inizi del Novecento.

Nel 1955, un gruppo di intellettuali diede vita a Italia Nostra con finalità di difesa dei valori storici e culturali. Solo successivamente avrebbe esteso il suo campo di azione alle tematiche ambientali, ad esempio contestando la diffusione di raffinerie petrolifere. 

Nel 1966 fu fondata la sezione italiana del WWF e alla fine degli anni Settanta quella degli Amici della Terra. La Lega per L’ambiente nacque nel 1980 come emanazione dell’ARCI, mentre Greenpeace Italia arrivò nel 1986.

Nel corso degli anni Sessanta le lotte ambientali nel nostro Paese si concentrarono in particolare sulle questioni urbanistiche e del degrado delle città, causate dalla speculazione edilizia derivante dal boom economico. Un personaggio chiave fu Antonio Cederna che dalla metà degli anni Cinquanta stava pubblicando su ”il Mondo” e poi sul ”Corriere della Sera”, una serie di articoli di denuncia del degrado urbano, che avrebbero alimentato la campagna di informazione e la mobilitazione organizzata da Italia Nostra negli anni sessanta.

La connessione tra ambiente urbano, beni culturali ed ecologia caratterizzò le mobilitazioni contro l’inquinamento atmosferico che danneggiava i monumenti. Ne nacque una legge poco incisiva che però rappresentava un primo passo e la dimostrazione di come l’impegno ambientalista potesse incidere sulla politica.

Sempre negli anni Sessanta fu sollevato il problema dell‘inquinamento idrico di fiumi e laghi dovuto agli scarichi. Il dibattito fu quasi esclusivamente scientifico e non diede vita ad un movimento di contestazione, ma si riversò in Parlamento dove produsse, dopo lunghe discussioni, una legge.

Di fronte alle prime contestazioni ambientali, gli ecologi in senso classico, in alcuni casi si sono schierati sostenendole e appoggiandole, in altri casi le hanno guardate con diffidenza o contrastate. In genere hanno aderito più facilmente a gruppi naturalistici e protezionistici che a movimenti di contestazione. Questi ultimi nascevano più facilmente da istanze popolari, ma trovavano poi l’appoggio di specialisti che si mettevano a disposizione di battaglie in cui si riconoscevano. Si pensi, come esempio, all’impegno dei fisici nelle lotte antinucleari.

Nel 1970 arrivò anche in Italia il movimento sorto negli Stati Uniti e culminato con la proclamazione delle “giornata della Terra”, l’Earth Day, fissata per il 22 aprile di quell’anno.

L’iniziativa era organizzata da moltissimi associazioni, gruppi di studenti, campus universitari, con un grande rilievo nei mezzi di comunicazione e un forte effetto, anche emotivo, sull’opinione pubblica americana. Furono pubblicati, in centinaia di migliaia di copie, le raccolte degli articoli sulla popolazione, sull’inquinamento, contro l’economia capitalistica, in difesa della natura, che fino allora erano passati quasi inosservati.

Il movimento esplose dal basso come continuazione ideale dei movimenti studenteschi del 1968, partendo dalla California dove era anche più forte la contestazione della guerra del Vietnam, della “chimica”, del petrolio, dell’automobile, dei pesticidi, delle armi nucleari.

Sulla scia, anche in Italia i mezzi di informazione si accorsero che i fiumi e l’aria erano inquinati e che era in corso un processo di degrado dell’ambiente.

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