Storie d’Italia – L’arte del dossier

rubrica STORIE D’ITALIA di Michele Altomeni

Servizi segretiPRIMA PARTE – L’arte del dossier

Ve la racconterò un po’ alla volta la mia storia e il mio mestiere, perchè è così che facciamo noi, lasciando trapelare informazioni con il contagocce, secondo le necessità: qualcosa oggi, qualcosa, forse più in là, qualcosa probabilmente mai. E chi può dire se quanto scriverò sia la verità, o una delle verità in campo, o sia soltanto un depistaggio.

Sono un agente dei servizi segreti, ed ho fatto questo mestiere negli anni più belli della Repubblica, attraversando quei decenni del dopoguerra fino alla dissoluzione attuale. Nell’epoca attuale non so se lo rifarei, e non so se consigliarvi il mio mestiere, ma ai miei tempo abbiamo fatto la storia, nel vero senso della parola.

Ed è proprio dalla storia che partirei, perchè è in quella materia che ho una delle mie lauree. L’altra in psicologia. Ho dato gli esami mentre ero già carabiniere. Ufficiale dei carabinieri era anche mio padre. E’ stato lui a suggerirmi di fare domanda per entrare nei servizi, perchè è il modo più veloce per fare carriera nell’arma. Ovviamente il fatto che lui fosse un alto ufficiale ha reso tutto più facile, così agli inizi del 1969, quando avevo 25 anni, sono entrato a far parte del SID (Servizio Informazioni Difesa), allora guidato dall’ammiraglio Eugenio Henke. La mia prima sede di servizio fu Padova. Pareva un luogo tutto sommato tranquillo, ed invece era la polveriera d’Italia.

La storia, dicevo. La studiavo con passione, cercando sempre di capire i retroscena. Già da ragazzino intuivo che dietro la storia raccontata sui libri di scuola c’era tanti fili nascosti e che seguendoli si poteva arrivare a conoscere una storia spesso molto diversa. Col tempo, poi, ho imparato che l’unico modo per conoscere davvero la storia è farla, prendere in mano quei fili e imparare a muoverli e a tesserli. Ora che si avvicina la fine del mio tempo, posso dire di averlo fatto molte volte. Sì, sono stato uno di quegli uomini, quei pochi, che hanno deciso il destino di questo Paese.

C’erano altri della mia generazione che sognavano di fare la storia, ed hanno creduto di poterla fare attraverso la politica. Alcuni nelle istituzioni, altri al di fuori, nei movimenti di protesta e rivoluzionari, sia di sinistra che di destra. Gli uni come gli altri sono stati a lungo convinti, e molti lo sono tutt’ora, di avere almeno in parte determinato i fatti italiani. Per certi versi è così, ma non come credono loro, bensì come pedine di quelli come me. Il narcisismo è la principale caratteristica dei politici e degli uomini di potere, una vera benedizione per chi preferisce dirigere da fuori lo spettacolo.

ArchivioIl mio primo incarico al SID fu la schedatura. All’inizio mi avevano assegnato alcuni personaggi di secondo piano. Un paio di consiglieri comunali del PCI, alcuni extraparlamentari, un sindacalista. Dovevo pedinarli, raccogliere informazioni su di loro, ascoltare conversazioni telefoniche e registrazioni ambientali, collezionare documenti e redigere rapporti periodici. Pochi mesi dopo, apprezzando il mio lavoro, i superiori mi hanno affidato esponenti più importanti, compreso qualche parlamentare. Costruire questi dossier personali è un lavoro cruciale nei servizi segreti. Ufficialmente serve a tenere d’occhio personaggi potenzialmente pericolosi, per neutralizzarli. Ma l’utilità dei dossier è tutt’altra. Per costringere una persona a fare quello che vuoi puoi scegliere di corromperla, di minacciarla o di ricattarla. Non tutti hanno lo stesso punto debole, devi scegliere di volta il volta il metodo migliore, oppure andare per tentativi.

Per le schedature di massa divenne famoso il generale Giovanni De Lorenzo, che guidò il SIFAR (così si chiamava il nostro servizio segreto fino al 1966). De Lorenzo controllò direttamente la struttura dal 1956 al 1962, e negli anni successivi attraverso uomini fedelissimi al suo comando. In quegli anni mise insieme 157.000 fascicoli su uomini politici, funzionari statali, industriali, e anche 4500 tra sacerdoti e cattolici impegnati. C’erano dentro informazioni di ogni tipo, anche afferenti alla vita strettamente personale e intima. Quelle sono informazioni utilissime per i ricatti.

Quando si scoprì fu un vero scandalo. Pensate che poi le schedature di massa siano cessate? Credete che oggi queste cose non succedano. Evidentemente non sapete niente dell’affare Telecom, e non avete mai sentito parlare di Echelon. O se ne avete sentito parlare, ve ne sarete dimenticati. Ecco un altro grande alleato nel nostro mestiere: la scarsa memoria per i fatti davvero importanti.

Nel mio lavoro di schedatura raccolsi molte informazioni che sarebbero poi state utilissime al servizio. A quei tempi un politico buon padre di famiglia, che fosse comunista o democristiano, era disposto a tutto perchè certe foto di incontri omosessuali non finissero in mano a qualche giornale scandalistico.

microcamereQuando vi raccontano che Silvio Berlusconi organizzava i suoi festini a base di “carne fresca” voi vi indignate e pensate che sia un maiale lussurioso. A me invece vengono in mente telecamere nascoste che riprendono gli ospiti nelle segrete stanze, producendo video dall’alto potenziale ricattatorio che prima o poi torneranno utili. Ognuno ha i suoi vizietti inconfessabili, basta scoprirli e servirglieli su un piatto d’argento. La carne è debole… E così, quanti ne abbiamo sentiti che dopo l’idillio con il Cavaliere hanno rotto e giurato di non volere averci più niente a che fare, e poi li abbiamo visti ritornare a cuccia con la coda tra le gambe di nuovo innamorati di lui?!

Per ora mi fermo qui perchè ho degli impegni urgenti da sbrigare riguardo a cose che non posso dirvi… ma di queste cose che accadono oggi, voi potrete capirne qualcosa di più solo tra qualche decennio, e solo se sarete molto attenti…..

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