Bien vivre. La scommessa della decrescita.

di Melissa Vallesi

ego_ecoQuantità o qualità? Benessere o “benavere”?

La crisi non è la fotografia di un fallimento, quanto l’invito al confronto con paradigmi alternativi. È il momento delicato e strategico dove si mettono in discussione i limiti di un sistema per generare nuovi percorsi vivibili.

Stiamo vivendo storicamente il paradosso della società occidentale dei consumi. Prendendo a prestito la metafora di Serge Latouche, la società della crescita è come un ciclista che trova il suo equilibrio solo se pedala velocemente, ma essendo bloccato il freno è in permanente dis-equilibrio.

Dovremmo dunque continuare a pedalare come pazzi o gettarci in corsa dalla bici? No, nessun aut aut quando possiamo riflettere su una terza via che, né demonizza la società attuale, né idealizza il più fantastico dei mondi possibili.

Questa terza via ci porta verso la società della decrescita, della prosperità senza crescita.

Sappiamo bene di non poter fare a meno della crescita materiale, ma è pur vero che essa da sola appiattisce la pluralità dell’umano, privandolo di una costellazione di ricchezze non monetizzabili: qualità della vita, dell’aria, del cibo, dell’ambiente lavorativo, della città dove viviamo, della partecipazione ad una forma di cultura, fino alla qualità del tempo che viviamo nella relazione con gli altri.

La “decrescita” è una questione quantitativa e qualitativa che tocca la sfera ecologica, sociale, politica e culturale. Quantitativa perché vuole ristabilire relazioni di equilibrio ecologico fra l’uomo e la natura, nonché di equità fra gli esseri umani stessi; qualitativa perché implica l’adozione di un comportamento etico che ri-affermi i valori sociali ed ecologici dando una dimensione politica all’economia.

Decrescere è crescere in modo sostenibile diminuendo la produzione di merci senza ridurre i livelli di benessere, adottando una molteplicità Spremi_mondodi “buone pratiche”, dai Distretti di Economia Solidale all’agricoltura biologica e alla permacultura, dai Gruppi di Acquisto Solidale alla difesa dei territori e dei beni comuni, dal risparmio energetico al consumo critico, dal cohousing al car pooling.

Decrescere è stare in relazione continua con i limiti del sistema, mantenendo un atteggiamento critico che faccia dialogare senza sosta: esperienza concreta e ricerca teorica. In questa circolarità, Latouche ci indica otto punti programmatici, noti come le “otto erre”: rivalutare, riconcettualizzare, ristrutturare, ridistribuire, rilocalizzare, ridurre, riutilizzare, riciclare:

  1. rivalutare: riscoprire nuovi valori e atteggiamenti andando incontro ad una diversa visione del mondo e della società;
  2. riconcettualizzare diversamente alcuni concetti come “ricchezza” e “povertà”, “rarità” e “abbondanza”;
  3. ristrutturare: adeguare l’intero apparato produttivo e della gestione dei rapporti sociali alla logica alternativa della decrescita;
  4. ridistribuire: la ristrutturazione della società deve permettere un’adeguata ridistribuzione delle ricchezze e delle possibilità di accesso alle risorse della natura;
  5. rilocalizzare le attività produttive è lo strumento per riterritorializzare i luoghi, stabilendo un contatto più diretto con prodotti e mercati vicini;
  6. ridurre i trasporti e gli scambi commerciali assurdi, le ore lavorative per riassorbire la disoccupazione e riscoprire un proprio tempo personale; i rifiuti e l’obsolescenza programmata dei beni;
  7. riutilizzare per contrastare la dispendiosa e banale cultura dell’“usa e getta”;
  8. riciclare i componenti da trasformare in materie prime.

Fonti

Serge Latouche, La scommessa della decrescita,  Feltrinelli 2007.