Bioplastiche, le tue alleate per l’ecologia quotidiana

Sono tante le alternative alla plastica derivata dal petrolio. Scopriamo insieme cosa sono le bioplastiche, come si producono e come si smaltiscono.

E’ ormai chiaro che la produzione e lo smaltimento delle plastiche rappresentano un tema ambientale molto serio. Negli ultimi decenni il problema è diventato enorme a causa dell’impiego massiccio di prodotti monouso.

I prodotti usa e getta andrebbero evitati in tutti i casi in cui sia possibile, eppure ci sono situazioni in cui non possiamo evitarli. E allora, da alcuni anni, vengono i nostro soccorso le bioplastiche.

Scopriamo che cosa sono, come si producono e perché sono nostre alleate nell’impegno per salvare il Pianeta.

Le bioplastiche si ottengono in genere da zuccheri di origine vegetale come amido o cellulosa da cui possono essere estratte le molecola del glucosio. Questo è l’elemento base per creare nuovi polimeri, come l’acido lattico.

Il ciclo di produzione parte quondi dall’algricoltura anziché dall’estrazione del petrolio. Per questo il beneficio non sta solo nella fase dello smaltimento, ma anche nella produzione, che richiedere meno sostanze inquinanti ed un minore impiego di energia.

Uno dei polimeri bioplastici è l’Acido Polilattico, identificato dalla sigla PLA. Alla vista e al tatto non si distingue dalla normale plastica trasparente con cui sono realizzati bicchieri e vaschette per alimenti, ma la differenza è sostanziale: i prodotti in PLA, smaltiti correttamente nell’organico, si biodegradano in poco tempo e possono tornare nella terra come fertilizzante.

Una bioplastica “inventata” in Italia è il Mater-Bi, prodotta a partire dal 1990 dalla Novamont a Terni. La materia prima è l’amido di mais e le applicazioni sono divese, per esempio nella produzione di imballaggi, giocattoli, posate, stoviglie e buste

A volte il termine bioplastiche viene usato anche per indicare altri materiali, come quelli estratti dalle proteine animali, per esempio del latte, che però non presentano caratteristiche di plasticità.

Attraverso altri processi è possibile rendere plastico l’amido, e questo permette di sfruttare scarti vegetali ed animali per la produzione delle bioplastiche ancora più sostenibili. Ad esempio la crusca, residuo della molitura del grano, può essere usata per la produzione di stoviglie monouso. Il primo a sviluppare questa applicazione fu Jerzy Wysocki, nato in una famiglia di mugnai nei primi decenni del XX secolo.

Dalle fibre residue della lavorazione di alcune piante come bambù e canna da zucchero si ricava la polpa di cellulosa, materiale completamente naturale e compostabile, con innumerevoli pregi, tra cui la resistenza ad alte temperature. Si presta, quindi, ad essere utilizzata per bevande o piatti caldi. E’ adatto anche per per l’inserimento nel forno a microonde.

Accoppiando carta e pellicole di bioplastica si possono ottenere prodotti con proprietà anti unto, idonei al contatto alimentare. Con questo sistema si realizzano anche bicchieri in cartoncino per bevande calde: carta, bioplastica e residui organici sono tutti conferibili nell’umido, quindi, se correttamente smaltiti, diventeranno compost anziché rifiuti indistruttibili e destinati ad inquinare i terreni, fiumi e mari sotto forma di mocroplastiche.

I movimenti ambientalisti stanno denunciando da diversi decenni le problematiche causate da un eccessivo utilizzo della plastica, rimanendo a lungo inascoltati. Ma di recente la estensibilità su questo tema sembra essere cresciuta e anche le istituzioni stanno prendendo provvedimenti.

Nel corso del 2019 il Palramento Europeo ha approvato una direttiva che obbliga gli stati membri a mettere gradualmente fuori legge una serie di prodotti monouso in plastica. E già nel corso dello stesso anno diverse amministrazioni locali in Italia hanno cominciato ad adottare delibere per mettere in pratica questa indicazione. Non a caso il 6° rapporto annuale di Assobioplastiche ha registrato nel 2019 un forte incremento nella produzione di bioplastiche nel nostro Paese.

I volumi complessivi dei manufatti prodotti dall’industria hanno superato per la prima volta le 100.000 tonnellate con un aumento superiore al 14% rispetto all’anno precedente. Ben 56.000 tonnellate sono rappresentate dalle buste per la spesa, con una crescita del 4,2% sul 2018, e altre 20.000 tonnellate dai sacchetti ultraleggeri (quelli per la frutta e la verdura). La crescita più rilevante si è registrata sugli articoli monouso come le stoviglie, con un aumento del 120%.

Ovviamente i benefici si hanno anche sull’occupazione e sull’economia. Il comparto è rappresentato da 275 aziende (erano 143 nel 2012) con 2.645 addetti (1280 nel 2012) e un fatturato complessivo di 745 milioni di euro (370 milioni di € del 2012).

A l’emporio ae proponiamo da sempre prodotti in bioplastica e in questi anni ne abbiamo promosso con forza l’utilizzo in sostituzione delle stoviglie in plastica convenzionale. Siamo stati anche a fianco di importanti manifestazioni e sagre, come “Il Paese dei Balocchi” quando hanno scelto, da pionieri, di introdurre le bioplastiche nei propri servizi. La nostra gastronomia utilizza da sempre solo contenitori e stoviglie biodegradabili, gli stessi che utilizziamo anche nei nostri servizi di preparazione dei pasti, come stiamo facendo con i centri estivi Jump.

Per maggiori informazioni e per ogni esigenza su questi prodotti scrivici a progetti@coopgerico.com.

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