Canapa, il jolly per l’edilizia sostenibile

 

Rubrica
Soluzioni sostenibili per la tua casa

di Ramona Roccheggiani

 

La canapa è stata, nel corso della storia, una delle piante più utilizzate dall’essere umano. Dagli anni 90 del secolo scorso ha iniziato a diffondersi l’utilizzo in edilizia ed oggi il suo impiego in questo settore è sinonimo di sostenibilità.

Le tracce più antiche della sua presenza sono state trovate nel centro/sud Italia con datazione tra 10.000 e 7000 a.c. Vari studi archeologici hanno potuto confermare la presenza di pollini di canapa risalenti al periodo neolitico nella attuale Emilia-Romagna, e ciò non stupisce se si considerano la sua versatilità e la velocità nella crescita.

La canapa è tenace, allo stesso tempo morbida e molto resistente all’acqua, per cui divenne la materia prima per la produzione di corde e tele per imbarcazioni. Venne utilizzata per la produzione della carta, di tessuti, di oli e alimenti, e anche nella cosmetica.

Nella prima metà del secolo scorso l’Italia è stata il secondo produttore mondiale di canapa, dietro alla sola Russia, con circa 100.000 ettari di coltivazioni; nelle nostre campagne è facile trovare telai per la produzione artigianale di lenzuola e indumenti.

Negli anni del boom economico tuttavia, vennero introdotte sul mercato nuove fibre sintetiche come il Nylon che si imposero velocemente, anche grazie a minori costi, soppiantando la canapa, che nel frattempo fu colpita anche dallo scetticismo dell’opinione pubblica, a seguito delle campagne contro gli stupefacenti che miravano alla “cugina” cannabis.

In edilizia l’utilizzo della miscela di canapa e calce iniziò a diffondersi intorno agli anni ‘90 ma la tecnica è conosciuta ed utilizzata verosimilmente da almeno 1500 anni; in particolare in Francia esistono centinaia di case costruite con un conglomerato di calce e canapa. Oggi la canapa in edilizia è sinonimo di Sostenibilità per diverse ed interessanti ragioni:

  • La canapa è una pianta estremamente resistente, cresce senza utilizzo di fertilizzanti, pesticidi ed erbicidi, bonifica i terreni in cui viene coltivata assorbendo sostanze inquinanti come mercurio e zinco. Il ciclo di vita è velocissimo, sottrae CO2 e ossigena il terreno.
  • E’ estremamente efficiente, 1 ettaro di canapa, sufficiente per realizzare murature isolanti per 2 appartamenti da 100 m2, sequestra 6 tonnellate di CO2 in 6 mesi.
  • La parte utilizzata in edilizia è il canapulo (lo stelo) uno scarto di lavorazione della canapa che ha caratteristiche eccezionali di isolamento termico, acustico, altissima igroscopicità e capacità di gestire l’umidità.
  • Tutti i manufatti realizzati con la fibra di canapa o con elementi costruttivi in calce e canapa sono estremamente traspiranti, e contribuiscono a creare un ambiente interno confortevole e sano, esente da rischio di muffe ed inquinanti.
  • Non meno importante, l’impatto sull’ambiente è ridotto rispetto ai materiali “convenzionali” di origine petrolchimica.
  • In fase di crescita consuma poca acqua, sequestra CO2 ed esercita quindi un potere positivo sull’effetto serra, NON contribuendo all’ampliamento del famoso buco dell’ozono. Inoltre non crea scarti: un cantiere che utilizza prodotti in calce e canapa non ha necessità di portare in discarica gli scarti di lavorazione dato che gli stessi prodotti possono essere riutilizzati e riciclati in altre lavorazioni dello stesso cantiere.

Vuoi valutare se la canapa può essere una soluzione per le tue esigenze, ma non sai da dove cominciare? Vai in fondo alla pagina per richiedere un sopralluogo e una consulenza gratuita!

Negli ultimi anni si è assistito ad un grande interesse e ad un incremento della richiesta di edifici sostenibili in canapa, a ottobre è stata inaugurata una filiera corta per la bioedilizia in Puglia, unica in Italia da cui si ricavano Fibra e Canapulo.

La fibra viene utilizzata per pannelli isolanti da cappotto esterno e contro-pareti interne; il canapulo , insieme alla calce , per produrre il mattone usato in murature di tamponamento isolanti (senza dover applicare un cappotto esterno) , oppure intonaci speciali per la deumidificazione di vecchie strutture.

La gamma dei prodotti si sta velocemente ampliando per adattarsi alle varie esigenze costruttive e applicative.

E’ possibile coibentare tetti, realizzare massetti alleggeriti e isolanti, realizzare edifici ex novo (sfruttando anche il bonus per la demolizione/ricostruzione) abbinando il mattone a strutture leggere in legno o acciaio con sistemi certificati anti-incendio; è possibile inoltre riqualificare energeticamente edifici esistenti con soluzioni che tengano conto anche dell’isolamento estivo con cappotti esterni o soluzioni per interno.

Oggi è possibile finalmente conciliare l’esigenza di semplicità di posa e velocità di cantiere, richiesta dall’impresa, con la richiesta di sistemi 100% naturali che consentano all’utilizzatore di poter vivere in un edificio sano e confortevole, con il massimo rispetto possibile per l’ambiente.

Altro aspetto non secondario, sono le prestazioni tecniche che un sistema deve garantire, prestazioni studiate e verificate tra gli altri da Enea in una recente ricerca:

Un “biomattone” in materiale composito ideale per un clima come il nostro, in grado di mantenere in casa nei periodi di grande caldo una temperatura media di 26 gradi, senza necessariamente ricorrere alla climatizzazione.

È uno dei risultati dello studio condotto da ENEA e Politecnico di Milano nell’ambito del progetto “Riqualificazione energetica degli edifici pubblici esistenti: direzione nZEB”, finanziato dalla Ricerca di Sistema Elettrico del Ministero dello Sviluppo Economico.

Costruire e riqualificare il patrimonio edilizio nazionale in un’ottica green potrebbe migliorare l’efficienza energetica nell’edilizia dei paesi a clima caldo-temperato, caratterizzati dall’elevato fabbisogno di energia nei periodi estivi, e far risparmiare il 50% di energia: in questo contesto gli edifici svolgono un ruolo chiave in quanto sono responsabili di buona parte del consumo energetico nazionale. secondo studi ENEA, infatti, i consumi energetici delle abitazioni in Italia sono responsabili del 45% delle emissioni di CO2.

Lo studio ha evidenziato nel complesso un bilancio ambientale molto positivo per quanto riguarda l’impronta di carbonio: in pratica la parete in blocchi in calce-canapulo funziona come un sistema in grado di sottrarre CO2 dall’atmosfera e tenerla bloccata per un tempo sufficientemente lungo”, sottolinea Giovanni Dotelli del Politecnico di Milano. “Inoltre dai primi dati sperimentali emerge la buona performance termoigrometrica della parete che, indipendentemente dalle oscillazioni di umidità e temperatura esterne, si assesta su valori interni constanti, senza l’utilizzo di condizionatori e per l’intero periodo di misura effettuato nei mesi più caldi”, aggiunge Patrizia Aversa, del Centro Ricerche ENEA di Brindisi.

Fonte: Enea. Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile

Consulenza gratuita

Ramona Roccheggiani, per i clienti de l’emporio ae, mette a disposizione un sopralluogo gratuito e senza obbligo di acquisto, così da valutare al meglio la problematica e la soluzione.

Per fruire dell’opportunità basta compilare questo modulo.

Rimani aggiornato su questo argomento e su tanti altri!

Iscriviti alla newsletter e ricevi un e-book GRATIS!

Iscriviti

* dati richiesti
/ ( dd / mm )
Cosa ti interessa?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.