Con il bio aumenta la fame nel mondo?

Tutti noi che promuoviamo la produzione biologica, modelli di agricoltura più sostenibile e consumi locali, ci sentiamo spesso rispondere che estendendo questi sistemi su scala globale e generale non riusciremo mai a produrre cibo per tutta la popolazione mondiale che sta crescendo ad un ritmo rapidissimo. In pratica sarebbero i pesticidi e i fertilizzanti chimici a garantire le rese necessarie a sfamare l’umanità.

Ma è davvero così?

Questa visione del mondo è stata recentemente ribadita dalla Bayer con una lettera scritta all’Unione Europa per ostacolare i segnali di maggiore attenzione alla sostenibilità che aleggiano attorno alla nuova politica agricola comunitaria.

La multinazionale della chimica ha voluta sottolineare ancora una volta la necessità di riempire di prodotti inquinanti i terreni di tutto il mondo (e quindi anche i piatti dei cittadini), affermando che non esistono alternative per rispondere alla crescente domanda di alimenti, mangimi e fibre.

Gli stessi argomenti vengono sbandierati a tutto braccio dalle imprese che si occupano di biotecnologie.

Le istanze ambientaliste e per una alimentazione più salutare sono spesso portate avanti da persone coscienziose, attente alle sorti del Pianeta e dei suoi abitanti. Ecco perché la propaganda migliore è quella che tenta di far leva sul senso di colpa e sulla coscienza.

“Vuoi mangiare bio? Allora sei egoista, perché pensi solo alla tua salute, fregandotene della sorte dei poveri che vivono in altre parti del mondo e che non hanno di che sfamarsi. L’agricoltura biologica può sfamare solo i ricchi, tutti gli altri sono destinati a morire di fame. Per questo dobbiamo affidarci ai miracoli della chimica e delle biotecnologie continuando ad aumentare la produttività delle piante”.

Bene, la prossima volta che ti verranno fatte queste obiezioni, rispondi con i numeri che ci fornisce Mario Apicella in un articolo pubblicato su “Toscana Chianti Ambiente”

1. La superficie totale dei terreni agricoli usati per gli allevamenti intensivi, soprattutto con coltivazioni OGM di soia e mais, raggiunge ormai a livello mondiale i 2,5 miliardi di ettari, ovvero circa la metà di tutta la superficie agricola del mondo. Solo nell’Unione Europea il 63% delle terre arabili è coltivato per produrre foraggi, cereali e leguminose per tali allevamenti (pascoli esclusi dunque). I Paesi industrializzati impiegano ben 2/3 della loro produzione cerealicola, anziché per l’alimentazione umana, per l’allevamento del bestiame. Secondo la FAO il 26% delle terre emerse (pari all’estensione di Europa e Africa messe insieme) è destinato agli allevamenti, ai campi per produrre mangimi e agli impianti di trasformazione e confezionamento.

2. Le superfici disboscate in Amazzonia e nell’Asia sud orientale accolgono speculative produzioni di OGM e olio di palma (non a tutti graditi).

3. Ogni settimana vengono pubblicate nuove ricerche che dimostrano quanto gli allevamenti intensivi siano nocivi per il nostro pianeta, per la nostra salute e per gli stessi animali, non solo per i gas serra prodotti, ma anche per il pericoloso impiego del 75% degli antibiotici prodotti a livello mondiale, con l’antibiotico resistenza che è diventata ormai una priorità di sanità pubblica.

Insomma, il problema non è che la produzione agricola non basta a sfamare gli abitanti della Terra, ma semplicemente che si preferisce concentrarla sulla produzione di mangimi destinati all’allevamento di animali, che ovviamente sono destinati alla popolazione ricca del pianeta. Ma qui occorre aggiungere che non dovremmo ridurre il consumo della carne solo per motivi etici (che già dovrebbero bastare), ma anche per motivi egoistici, dato che proprio da un eccessivo consumo di carne dipende una buona parte dei problemi sanitari con cui dobbiamo fare i conti. Soprattutto se parliamo di carne proveniente da allevamenti intensivi, con tutto ciò che ne comporta in termini di qualità, salubrità, utilizzo di antibiotici, ormoni e così via.

Inoltre, dovrebbe ormai essere chiaro, ma non è mai inutile ribadirlo, che la fame nel mondo non dipende dalla scarsità di cibo disponibile. Basterebbe ricordare i vari dati sullo spreco alimentare. Il problema è tutto nella distribuzione, nei meccanismi dell’economia mondiale, negli equilibri di potere. Quegli stessi che multinazionali come la Bayer hanno tutto l’interesse a consolidare raccontandoci ancora una volta la favola della fame nel mondo dovuta alla scarsità delle rese agricole. Peccato per loro che i cittadini sono sempre meno disposti a farsi prendere in giro.

Per approfondire l’argomento, vi proponiamo due contributi scientifici

Agricoltura biologica vs. agricoltura convenzionale – Rivista AgriRegioniEuropa

Contributi di approfondimento scientifico sull’agricoltura biologica Gruppo di docenti per la Libertà della Scienza (scarica PDF)

Lettura per approfondire