Da crisi a opportunità?

di Gabriele Darpetti

Sarebbe troppo facile dire che questa crisi rappresenta anche una opportunità. Potrebbe in effetti rappresentare un’opportunità se aprisse ad un cambiamento di mentalità profondo e diffuso. Ma sarà veramente così?

Oggi è coscienza di molti, a leggere gli interventi sui social media, che non si possono affrontare le conseguenze di questa crisi, che oltre ad essere una crisi sanitaria è anche una crisi sociale ed economica, con lo stesso approccio con cui abbiamo affrontato le precedenti crisi. Quanti pero, di costoro, hanno idee chiare su quale nuova mentalità sarà necessaria?

Finita la parte più cruenta dell’emergenza sanitaria, non solo le persone che torneranno dagli ospedali avranno più bisogno di assistenza sia di cura che relazionale, ma anche tutti coloro che sono rimasti chiusi in casa vorranno riconquistare spazi relazionali debitamente salvaguardati. Quindi più di prima ci sarà bisogno di una “infrastruttura sociale” che si occupi non solo di quella parte di popolazione più debole e indifesa, ma di una nuova fascia di popolazione spaventata e probabilmente impoverita.

Questo è il momento di costruire reti, spesso evocate e quasi mai realmente realizzate, in cui la società civile – nella piena applicazione del principio di sussidiarietà – torni ad essere protagonista. Ci sarà la necessità di inventare nuove “piazze” reali e virtuali, di nuovi luoghi, aperti e inclusivi, in cui ritornare a dibattere sul futuro e sul senso dei nostri gesti quotidiani, con la consapevolezza che ognuno deve fare la propria parte, nessuno escluso.

Ci sarà bisogno di più solidarietà. Ma la solidarietà si nutre della socialità e del dialogo. Solo chi ha sperimentato la vicinanza e l’incontro con persone che hanno bisogni essenziali o fragilità di vario tipo, può essere veramente solidale.

Ma “il dialogo è l’arte umana più difficile” diceva il filosofo Z. Bauman in un suo scritto. Il dialogo non è una serie di discorsi o riflessioni a senso unico, a prescindere dal pensiero altrui, come fossero monologhi paralleli. (quanta frustrazione ho provato a lanciare idee che non hanno innescato un confronto, stimolato l’opinione di altri, anche contrarie!)

Il dialogo vero avviene quando dopo un serio confronto reciproco ognuno ha acquisito la consapevolezza di punti di vista diversi ed ha modificato, anche solo in parte, le proprie considerazioni di partenza. Il dialogo lo si esercita con la volontà e la disponibilità a parlare con chi ha opinioni diverse, e non solo con chi so già che la pensa come me. Anzi l’esercizio perfetto sarebbe aprire un dialogo soprattutto con chi detestiamo.

Il pericolo maggiore è la tentazione di assecondare la natura umana che rifugge dall’essere contraddetti, classificando coloro che non sono d’accordo con il proprio pensiero come nemici e chiudendo, di fatto, il dialogo con loro. Il vero dialogo non dovrebbe produrre divisioni, ma unione. Senza dialogo non c’è umanità.

Infine, finita questa emergenza, avremo bisogno di più cultura, perchè la cultura e la socialità sono estremamente connesse. Certo, in questo periodo di quarantena leggiamo di più, guardiamo più spettacoli, film alla tv, ma non possiamo vedere spettacoli teatrali, film al cinema, sentire concerti dal vivo, nè partecipare ad altri avvenimenti culturali collettivi dove anche il “commento” diventa cultura. Inoltre rischiamo di finire disorientati dai contenuti – molte volte ripetitivi ed anche scorretti – dei social. Senza tenere conto che il mondo della cultura fatto da tante associazioni e soggetti, più o meno professionali, già fragile di suo è fortemente a rischio. Quindi, appena potremo di nuovo uscire ricominciamo da lì. Ri-abitiamo le librerie, facendole diventare luoghi di socializzazione e di incontri, torniamo a riempire i teatri per spettacoli e concerti, ecc. Cominciamo da lì e non dai supermercati. Proviamo a dare un segnale diverso rispetto alla società che vogliamo costruire.

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