Dal latte al cibo. Istruzioni per l’uso

Rubrica
Cibo e salute

Chi ben comincia.
L’alimentazione del bambino

di Stefania Bertoni

Un po’ di storia.

Nell’antichità la durata media del periodo di allattamento era di 3-4 anni mentre per gli antichi egizi era di 3 anni. In India tra il 1500 e 800 a.C. l’allattamento era esclusivo per il primo anno di vita, e poi parziale fino a 2 anni, il Talmud ebraico lo raccomandava per 2-5 anni ed il Corano per 2 anni. Per millenni i cuccioli di uomo venivano poi “svezzati” nel modo più naturale possibile; le mamme proponevano loro qualche boccone morbido preso dal loro piatto e i bimbi mettevano le mani nel proprio piatto e si portavano il cibo alla bocca.

A partire dal 1700, emergono le prime indicazioni: Cominciare gradatamente dall’eruzione dei primi dentini, iniziare preferibilmente in primavera ma mai in estate, bollire l’acqua o il latte, fino alla seconda metà dell’800 in cui comparvero i primi baby food: la zuppa di malto del chimico tedesco Justus von Liebig nel 1865 e la farina lattea dell’industriale svizzero Henri Nestlé nel 1867.

Il XX secolo è stato poi un delirio, tra gli anni 60 e gli anni 90 c’è stato il boom dei baby food, con un inizio sempre più precoce dello “svezzamento” e l’uso massiccio dei latti di formula.

Per fortuna sia l’OMS che il Ministero della Salute hanno oggi dato delle indicazioni volte a portare avanti l’allattamento esclusivo almeno fino al sesto mese e all’introduzione complementare e graduale dei nuovi alimenti senza interrompere l’allattamento, con il suggerimento di portarlo avanti possibilmente fino al compimento del 24 mese del bambino.

L’ordine con cui gli alimenti vengono inseriti, inoltre, non riveste più l’importanza che gli veniva attribuita e può variare in base alla preferenza del bambino, alla cultura gastronomica della famiglia e del pediatra che fornisce i consigli. Quindi, sono stati aboliti i rigidi schemi che hanno caratterizzato lo svezzamento nella seconda metà del XX secolo, salvo alcune indicazioni su alcuni specifici alimenti che vanno comunque introdotti più tardi.

Svezzamento, divezzamento o altro? Quale il termine più corretto?

Con i termini svezzamento o divezzamento si indica abitualmente il periodo in cui il latte umano cessa di essere l’alimento esclusivo per il bambino, ma sono termini che letteralmente significano, togliere un vizio o smettere un’abitudine. Forse sarebbe meglio usare il termine “avezzamento” per indicare il passaggio graduale da una dieta lattea al cibo solido, dando il tempo al bambino di abituarsi (quindi avezzarsi!) ai sapori, colori e consistenza dei nuovi alimenti, mentre il latte rimane l’alimento principale, in linea con quanto indicato dall’OMS (*da L’avezzamento del bambino” di V. Madonna).

Questo processo, che parte già durante la gravidanza, periodo in cui il bimbo si abitua ai sapori del cibo che mangia la sua mamma, coinvolge tutta la famiglia migliorandone le abitudini alimentari, stimola il bambino e lo educa al gusto e all’autoregolazione , aiuta i genitori a conoscere e rispettare i gusti e i tempi del bambino, diminuendo ansie e preoccupazioni.

Siamo passati quindi dal concetto di sostituzione delle poppate, quasi si considerasse il lattante alla stregua di un alcolista al quale devi togliere il biberon o, peggio ancora, il seno per non correre il rischio che ci rimanga attaccato tutta la vita, al concetto di transizione graduale e protratta nel tempo dal latte agli alimenti solidi. Il latte resterà l’alimento principale fin quando il bambino non dimostrerà di voler assaggiare altri cibi. Poi pian piano, verrà diminuito in maniera naturale perché gli assaggi saranno sempre più consistenti fino a diventare dei veri e propri pasti

Quando cominciare

L’introduzione di nuovi alimenti può cominciare attorno ai 6 mesi, o meglio, quando il bambino è in grado di stare seduto con la testa dritta, quando comincia a provare interesse per quello che mangiano mamma è papà, quando è capace di afferrare con le mani un pezzetto di cibo (prima col pugno e poi presa a pinza), quando ha perso il riflesso di estrusione.

Come cominciare

Dato che il latte è ancora l’alimento principale, è corretto allattare il bambino secondo le normali abitudini, lasciarlo poi partecipare al pasto familiare, permettendogli di sperimentare il cibo, proponendogli qualche pezzo di cibo che lui potrà toccare, annusare, portare alla bocca, mangiare. La consistenza del cibo sarà quella per cui il bambino è pronto, potrebbe essere liquida o semisolida all’inizio ma anche più consistente. Dipende dal bambino.

Con cosa cominciare

A parte il discorso consistenza, che si può risolvere proponendo al bambino quei cibi che naturalmente hanno una consistenza più morbida o sono di piccole dimensioni (polenta, miglio, passati di verdure, frittate, frutta morbida) oppure, se il bambino è pronto, alimenti a pezzi più o meno grandi (pasta, frutta dura, verdura dura che il bambino riesce ad impugnare, pane …), è stato dimostrato che l’introduzione precoce di alimenti potenzialmente allergizzanti, come uovo, cereali con glutine, pesce, non solo non aumenta il rischio di sviluppare allergie, ma addirittura lo riduce, soprattutto se l’allattamento al seno continua.

Vi sono tuttavia alcuni alimenti che è bene introdurre più tardi:

  • Sale, per abituare il bambino al gusto reale degli alimenti
  • Miele, da non introdurre prima dei 12 mesi per il rischio della presenza di botulino
  • Zucchero, perché non fornisce nessun nutrimento al bambino e lo abitua a sapori dolci alterati (attenzione ai baby food).
  • Latte vaccino, sconsigliato sicuramente prima dei 12 mesi ma, a mio avviso, possibilmente da non dare fino a 24 mesi. Tra i latticini è però possibile dare yogurt bianco naturale, ricotta o parmigiano (in piccole dosi per via del sale), sin da subito, qualche formaggio molle dai 12 mesi, formaggi piccanti, affumicati e gorgonzola solo dopo i 36 mesi.
  • Panna, strutto e fritti non andrebbero dati prima dei 24 mesi per non appesantire troppo.
  • Carne non andrebbe proposta prima dei 12-18 mesi (pensate alla mancanza dei canini) anche se non ci sono dei dati ufficiali sul timing. Non abbiate paura delle carenze proteiche, in quanto in questa fase l’apporto proteico viene garantito dal latte. Ovviamente anche qui ogni bimbo è diverso e quindi si può provare a proporla, stando comunque molto attenti alla qualità, attorno all’anno, e vedere come reagisce il bambino. Un discorso diverso riguarda invece gli affettati, incluso il prosciutto cotto, e gli insaccati che contengono un mare di additivi, conservanti, sale e che non andrebbero mai proposti ai bambini.
  • Funghi, cioccolato, cozze e vongole non andrebbero proposti prima dei 36 mesi.
  • Tè nero e caffè. Il tè riduce l’assorbimento di minerali a causa del suo contenuto in tannini. Il caffè, ricco di caffeina non andrebbe mai usato nell’infanzia, fino a 14 anni almeno.
  • Alcol sconsigliato fino alla maggiore età.

Le fibre vanno sicuramente contenute fino ai 12 mesi per evitare gonfiori e riduzioni dell’assorbimento di alcuni minerali, in particolare il ferro, non bisognerà eccedere con legumi, cereali integrali, frutta e verdura ma questi alimenti vanno comunque proposti sin dall’inizio.

Per concludere

Nei primi due anni di vita si gettano le basi per la salute futura e l’alimentazione riveste un ruolo rilevante. Si può cogliere questa opportunità, oltre che per favorire una sana e corretta alimentazione per il bimbo, per migliorare l’alimentazione di tutta la famiglia, scegliendo cibi naturali, riducendo o limitando al massimo la presenza di cibi industriali e confezionati nella nostra dispensa, rispettando la stagionalità degli alimenti e garantendo un corretto apporto di nutrienti attraverso un’alimentazione variata. Non è mai troppo tardi per migliorare.

Questi primi 24 mesi, inoltre, sono molto importanti per lo sviluppo di un corretto comportamenti alimentare. Rispettando le richieste dal bambino in termini di quantità, lo aiuteremo a riconoscere le sensazioni di fame e sazietà, cosicché eviterà di mangiare anche quando non avrà fame (prevenzione obesità). Evitando di usare il cibo come consolazione o premio o affetto, infine, imparerà a scindere la sfera emotiva da quella fisica, dando al cibo il giusto ruolo di nutrimento (prevenzione disturbi del comportamento alimentare)

*Per le mamme che volessero approfondire consiglio la lettura del libro di Veronica Madonna “L’avezzamento del bambino” ricco di consigli e spunti di riflessione. Non un semplice manuale tecnico, sebbene scritto da una professionista del settore, ma un libro scritto con il cuore da una mamma per le altre mamme.

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