Durata: la persistenza del tempo oltre la consumazione.

di Melissa Vallesi

Cos’è il tempo? In linea con la maggior parte della filosofia occidentale, possiamo concepirlo a partire dalla coscienza, ma in questo modo lo legheremmo soltanto al nostro essere presenti.Tempo

L’unico movimento del tempo consisterebbe in un succedersi di punti in un ordine e in uno spazio. Fondamentalmente rimarrebbe un tempo fisico incapace di ulteriorità autentica che apra a dimensioni “altre” dalla coscienza. Un tempo finito senza l’Infinito celebra la volontà di potenza dell’Io.

Una contestazione radicale al tempo quantizzato parte da Bergson con la nozione di durata quale accesso alla «novità» che si dà nell’intuizione stessa di durata (senza che l’intuizione diventi visione riducente l’alterità).

«Di fatto è in Bergson – nella sua nozione di durata – che si trova non soltanto questa idea di novità, ma anche questa intelligibilità mediante il tempo. Il tempo sarebbe l’intelligibilità del sensato»1.

L’intuizione si allontana dallo sguardo analitico (dal pensiero che risale dal presente al passato per costruirne a ritroso le presunte cause e tappe) diventando metodo filosofico in grado di restituire la dimensione creativa ed imprevedibile dell’evolversi del vivente.

In Bergson la temporalità è l’esperienza umana del tempo attraverso la libertà. Questa esperienza è Erlebnisse, esperienza vissuta che, se analizzata, rivela un’unità temporale conosciuta come durata specifica.

Nonostante il flusso temporale, il tempo ha la capacità di accogliere un’unità di vissuto che permane diventando spazio qualitativo abitabile.

Il tempo si consuma ma ha un’unità di vissuto che non viene meno: «La nostra durata non è data da un istante che sostituisce un altro istante; se così fosse ci sarebbe soltanto il presente, senza alcun prolungamento del passato nell’attuale, senza alcuna evoluzione, senza alcuna durata concreta. La durata è il progresso continuo del passato che rode il futuro e che aumenta a mano a mano che avanza»2.slancio vitale

Analizzando i vissuti interiori ci accorgiamo di passare da uno stato psicologico all’altro, ma se la nostra esistenza fosse composta da stati separati di cui potremmo soltanto fare una sintesi.

La durata è allora la complessità di una libertà come risposta originale (integra e consapevole) dell’essere umano entrato in risonanza con un appello.

Grazie alla durata emerge liberamente il nostro carattere unico, irripetibile e irriducibile che si districa da qualsiasi automatismo e anonimato.

La persistenza del tempo rispetto alla consumazione è la condizione dell’esperienza e l’espressione di una libertà di rispondere ad un appello più grande di tutto ciò che possiamo immaginare e com-prendere, che in Bergson si qualifica come appello della Vita, quale forza metafisica, slancio vitale al quale partecipiamo attraverso la durata che è il modo d’essere della coscienza.

Fonti

  1. E. Levinas, Transcendance et intelligibilité. Suivi d’un entretien, Genève, Labor et Fides, 1984; tr. it. di F. Camera, Trascendenza e intelligibilità, Genova, Marietti, 1990 p. 33

  1. H. Bergson, L’évolution créatrice, Prasses Universitaires de France, 1941; a cura di F. Polidori, L’evoluzione creatrice, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2002 p. 9-10