Ecologia e regimi: il nazismo

di Michele Altomeni

Dopo avere raccontato il rapporto tra ambientalismo e fascismo, ci spostiamo in Germania, dove il legame con la natura trova connessioni molto più profonde (e perverse) con il Nazismo.

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Nella precedente puntata della nostra storia dell’ambientalismo abbiamo raccontato come il fascismo adottò alcune politiche che, col senno di poi, potremmo definire ambientaliste. Abbiamo anche detto che dietro quelle scelte non vi era una reale coscienza ecologica. Il discorso è un po’ diverso se ci spostiamo in Germania. Il regime nazista ha le sue radici in un pensiero filosofico con forti implicazioni mistiche e spirituali che presenta un solido legame con la natura.

Queste filosofie sono ben presenti nei movimenti culturali che hanno preceduto l’avvento del nazismo e che ne hanno permesso lo sviluppo e l’ascesa. Più che altrove, in questo Paese si è avuta una sintesi di naturalismo e nazionalismo, influenzata dalla tradizione Romantica.

Ad esempio si può citare la figura di Ernst Moritz Arndt che viene considerato uno dei primi esempi di pensiero ecologico nel senso moderno del termine, ma che è anche un esponente del più violento e xenofobo nazionalismo. Tale commistione fu proseguita dal suo allievo Wilhelm Heinrich Riehl, implacabile avversario dello sviluppo industriale e della modernità, promotore di un romanticismo agrario e anti-urbano.

Culla di questo pensiero, nella seconda metà del diciannovesimo secolo, fu il movimento völkisch, una corrente culturale che unì il populismo al misticismo della natura in opposizione alla modernità, proponendo un ritorno alla terra, alla semplicità ed all’integrità di una vita adattata alla purezza dell’ambiente. Queste aspirazioni crebbero assieme all’antica ostilità dei contadini e della classe media per gli ebrei, considerati artefici principali della civilizzazione industriale urbana.

In questo contesto si inserì l’opera dello zoologo Ernst Haeckel che nel 1867 coniò il termine ecologia come nuova disciplina scientifica dedicata allo studio delle interazioni fra organismo e ambiente. Haeckel fu anche il principale divulgatore dell’opera di Darwin nei paesi di lingua tedesca, sviluppando una particolare versione filosofica del darwinismo sociale, che chiamò “monismo“, unendo l’olismo ecologico agli orientamenti sociali völkisch. Semplificando, il darwinismo sociale giustifica l’oppressione del forte sul debole perchè rispecchia le leggi della selezione naturale. Facile in questa ottica approvare anche l’idea della soppressione dei deboli. La tendenza ad applicare in maniera diretta le categorie biologiche al campo sociale costituisce un elemento fondamentale dell’ecologismo di estrema destra, ed è stata in vario modo utilizzata per elaborare teorie razziste e autoritarie.

Haeckel credeva nella superiorità razziale nordica, era strenuamente contrario alla mescolanza delle razze ed un entusiasta sostenitore dell’eugenetica razzista. Contribuì quindi all’elaborazione di quella corrente di pensiero che avrebbe poi portato al nazionalsocialismo. In vecchiaia aderì alla società Thule, un’organizzazione segreta della destra radicale che ebbe un ruolo chiave nell’istituzione del movimento nazista.

Nei primi decenni del XX secolo si diffuse il “Movimento della gioventù”, conosciuto anche come Wandervögel (che si potrebbe tradurre come “spiriti liberi erranti“), e che alcuni considerano dei veri e propri “hippy di destra“. Il movimento riunì varie elementi controculturali come neo-romanticismo, filosofie orientali, misticismo della natura, ostilità alla ragione ed un forte impulso comunitarista che si esprimeva in una forte ricerca di relazioni sociali autentiche e non alienate. I Wandervögel proponevano un ritorno alla terra collegato ad una spiccata sensibilità per il mondo naturale e per il suo danneggiamento

In sostanza questi giovani si opponevano al modello sociale dominante, ma scelsero, come tanti altri movimenti in svariate altre epoche storiche, anziché la pratica politica e l’azione sociale, percorsi più esistenzialisti e individuali, non credendo alla possibilità di cambiare la società attraverso strumenti politici. Come accade spesso in questi casi, l’”impolitica” (o l’antipolitica) rappresentò la premessa per la deriva di molti di questi giovani verso il nazismo nel momento in cui questo si presentò come interprete del disagio e della critica radicale ai modelli sociali contemporanei.

Un filosofo interprete di questo movimento fu Ludwig Klages, che in occasione di un raduno dei Wandervögel a Meissner, nel 1913 scrisse un saggio intitolato L’uomo e la terra” in cui sono presenti molti dei temi dell’attuale movimento ecologista: l’estinzione delle specie, la rottura dell’equilibrio dell’ecosistema globale, il disboscamento, la distruzione delle popolazioni autoctone e degli habitat selvaggi, l’espansione urbana, l’alienazione dalla natura, la critica del capitalismo, dell’utilitarismo economico, del consumismo e dell’ideologia del “progresso”. 

Klages fu anche un ultra-conservatore antisemita che alcuni storici collocano tra i precursori della filosofia nazista, anche se in realtà con l’avvento del nazismo in Germania si trasferì in Svizzera.

Queste idee che si diffusero e radicarono nel periodo della Repubblica di Weimar esercitarono una forte influenza su molte figure centrali del partito Nazionalsocialista in cui trovarono piena espressione in una sorta di religione della natura antiumanista e irrazionalista che proponeva la salvezza razziale attraverso il ritorno alla terra.

In molti scritti nazisti si ritrova la condanna di ogni tentativo umano di dominare la natura, che viene posta su un gradino più elevato rispetto all’umanità. Si rigetta l’idea che la natura sia stata creata per l’uomo, ritenendo invece che l’uomo rappresenti solo un ingranaggio della vita come qualunque altro organismo. Idee non molto lontane dal pensiero di molti ecologisti contemporanei di tutt’altro orientamento.

Lo stesso Hitler, nel Mein Kampf scrisse:

Quando le persone cercano di ribellarsi contro la logica ferrea della natura, entrano in conflitto proprio con i principi stessi cui devono la propria esistenza di esseri umani. Le loro azioni contro la natura devono condurre alla loro rovina”.

Sia Hitler che Himmler erano vegetariani rigorosi, interessati alle cure omeopatiche, fortemente contrari alla vivisezione e alla crudeltà sugli animali. Himmler, ammiratore di Rudolph Steiner, sceglieva prodotti biodinamici e promosse la sperimentazione di fattorie basate sull’agricoltura organica per coltivare erbe a scopo medicinale per le SS. In varie occasioni Hitler si occupò di fonti energetiche alternative a quelle fossili, e queste tematiche hanno riscontro anche all’interno di atti normativi emanati dal regime.

Ovviamente questi orientamenti si ritrovano soprattutto tra gli elementi “neo-pagani” della dirigenza nazista, soprattutto in Heinrich Himmler, Alfred Rosenberg e Walther Darrè

Rosenberg, nel suo libro “Il mito del ventesimo secolo” scrisse: 

Oggi assistiamo ad un esodo costante dalla campagna alla città, letale per il Volk. Le città divengono più grandi, fiacca il Volk e distruggendo le connessioni che legano l’umanità alla natura. Attraggono avventurieri e profittatori di tutti i colori, promuovendo quindi il caos razziale

Richard Walther Darrè, che dal 1933 al 1942 ebbe gli incarichi di Capo dei Contadini del Reich e di Ministro dell’Agricoltura, nel 1930 proclamò la necessità di “ristabilire l’unità di sangue e terra” per il popolo tedesco, anche in contrapposizione al popolo semita errante, incapace di una autentica relazione con la terra. Dal suo ruolo ministeriale introdusse su vasta scala il metodo di coltivazione organica, fronteggiando una forte opposizione da parte di altri gerarchi, come Backe e Göring, ma con l’appoggio di Hess e dello stesso Hitler. Comunque, per Darrè come per tanti altri nazisti, questa forte sensibilità ambientale, era perfettamente compatibile con una feroce ideologia razzista.

Queste tendenze legate alla terra e al romanticismo agrario sembrano essere abbastanza in contrasto con l’impegno tecnocratico-industriale del regime per una rapida modernizzazione del Terzo Reich. Tuttavia anche alcuni uomini chiave operanti su questo obiettivo erano portatori di istanze ecologiste e si impegnarono sulla compatibilità tra opere di sviluppo e rispetto della natura, come ad esempio nella monumentale costruzione dell’autostrada.

Lo stato nazista istituì inoltre le prime riserve naturali protette in Europa e va anche citata l’approvazione, nel 1935, della “Reichsnaturschutzgesetz”, una “Legge per la Protezione della Natura” senza precedenti che oltre a stabilire i principi guida per la salvaguardia della flora, della fauna e dei “monumenti naturali”, limitava l’utilizzo commerciale delle aree naturali incontaminate. Nel ripercorrere l’influenza che le tendenze “verdi” ebbero nel regime nazista, occorre però anche ricordare che queste ebbero forti oppositori in figure come Goebbels, Bormann e Heydrich che consideravano Darrè ed Hess degli eccentrici sognatori, tanto che dopo la partenza di Hess le tendenze ecologiste furono fortemente ridimensionate nel corso degli ultimi tre anni del governo nazista.

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