Econometicamente – Il TTIP, un trattato da conoscere

di Jacopo Landi

TTIP1Nessun complotto, nessuna leggenda, ma solo fatti documentati e verificabili. Il suo nome sta per trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (l’acronimo è riferito alla definizione inglese) e coinvolge 50 stati d’America e i 28 paesi dell’UE, corrispondenti a circa il 45% del Pil mondiale.

Uno dei punti che alimenta lo scetticismo è sicuramente la segretezza dello stesso, infatti i contenuti sono in parte accessibili solo ai tecnici e negoziatori che se ne occupano, anche se lo scorso 9 ottobre l’Ue ha deciso di rendere pubblico questo documento di 18 pagine.

Sono due i punti più problematici, che vedremo. Il primo riguarda l’Investor-state dispute settlement (Isds), un arbitrato internazionale per le controversie tra Stati e aziende che potrebbe portare, come già in passato in altri casi, alla citazione in giudizio di Paesi e governi da parte delle multinazionali.

Il secondo aspetto, al centro del prossimo round negoziale, riguarda invece la “regulatory cooperation”, vale a dire la possibilità concessa all’altra parte di esprimere un parere, seppur non vincolante, rispetto all’introduzione di nuove normative di qua o di là dall’Atlantico. L’obiettivo è la creazione di un organismo congiunto (il “Regulatory Cooperation Body”) che vigili e proponga una sempre maggiore armonizzazione normativa. Al momento i negoziatori hanno identificato nove settori su cui lavorare per permettere tale cooperazione regolatoria. Si tratta, tra gli altri, di auto, farmaci, attrezzature medicali, cosmetici, pesticidi. Mentre ne resterebbero fuori questioni ancora http://www.dreamstime.com/royalty-free-stock-photos-image40565618più delicate come la sicurezza sociale o i diritti dei lavoratori.

I possibili vantaggi previsti (un po’ troppo inflazionati ndr.) sono la crescita del Pil (tra lo 0.5 e l’1% pari a circa 119 mld di Euro), maggiore concorrenza e sviluppo tecnologico, e infine una semplificazione burocratica.

Mentre gli oppositori si appellano ad inserimenti nei mercati di prodotti che prima venivano impediti. Inoltre si scavalcherebbero i pareri dei consumatori e di tutti gli oppositori, tant’è che l’Economist ha definito la risoluzione delle controversie tra investitore e stato “un modo per consentire alle multinazionali di arricchirsi a spese della gente”. E sull’Internazionale si parla del “Trattato che minaccia la democrazia”.

Anche se ci sono ancora alcuni “round” di negoziazione tra paesi, credo che sia alquanto importante per un cittadino del mondo conoscere la direzione che esso sta prendendo.

Fonti:

Internazionale.it

Ilfattoquotidiano.it