Econometicamente – Le Multinazionali nel Mondo, Top 200

rubrica ECONOMETICAMENTE di Jacopo Landi

multinazionali

 

L’immagine che vediamo è molto suggestiva, diverse volte viene rilanciata come un qualcosa di quasi segreto che viene portato alla luce, in realtà si trova su tutti i manuali di Economia da decenni e viene solo aggiornata di tanto in tanto.

Secondo le Nazioni Unite, i gruppi multinazionali sono 82.000 per un totale di 810.000 filiali, che complessivamente impiegano 124 milioni di persone, fatturano 42mila miliardi di dollari e contribuiscono al 14% del prodotto lordo mondiale.

Benché le multinazionali siano tutte accomunate dal fatto di disporre di filiali estere, le loro dimensioni variano enormemente l’una dall’altra. Tant’è, le prime 200 (0,02% del totale) contribuiscono da sole al 49% del fatturato complessivo di tutte le multinazionali.

Un raffronto con il 1996 indica una crescita delle Top 200 su tutti i fronti. L’avanzata principale si registra nei profitti che crescono oltre tre volte; i dipendenti, invece, crescono solo due volte come conseguenza di un assetto produttivo in rapida trasformazione. Mentre un tempo, infatti, le imprese tendevano ad integrarsi verticalmente, in modo da controllare tutte le fasi della produzione, oggi preferiscono appaltare il più possibile all’esterno, possibilmente in paesi a bassi salari, per ridurre i loro costi di produzione.

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In certi casi i loro giro d’affari sono superiori a ciò che producono interi Paesi. Se compilassimo una lista delle prime cento economie del mondo, includendovi sia i Paesi, in base al loro prodotto interno lordo, sia le imprese, in base al loro fatturato, scopriremmo che 44 sono multinazionali. La prima compare al 27° posto: è Walmart, potente catena commerciale, con un fatturato superiore al prodotto interno lordo dell’Austria.

Questi ed altri dati ed analisi sono stati raccolti in un report che potete liberamente consultare e scaricare sul sito di CNMS ovvero il Centro Nuovo Modello di Sviluppo, con la sua pubblicazione per il 2015. Come sempre, vale la regola della locuzione latina ignorantia legis non excusat, alla luce di questa pubblicazione, non è più tollerata nemmeno l’ignoranza!

Personalmente rimango un accanito sostenitore di un logica che pone al suo centro un certo tipo di prodotti e di modo di produrli che è molto lontana dalle logiche delle multinazionali, soprattutto perché c’è una tendenza a distorcere la normalità. Parole come qualità, trasparenza, servizio al cliente ed altre ancora, diventano talmente inflazionate che se dette da una bocca diversa, e non altrettanto altisonante (come quella delle multinazionali – appunto) suonano un po’ come una fregatura, oppure un “voler essere come…” invece che rappresentare un valore per l’azienda stessa che se ne prende carico. Siamo ormai talmente abituati alla standardizzazione di quasi tutto ciò che ci circonda che abbiamo invertito la prospettiva, il grande produttore che punta alla quantità e non alla qualità (di tutto, dai clienti ai prodotti) è diventato di fatto quello affidabile e che non ci tradirà mai (Volkswagen docet) mentre l’azienda a noi sconosciuta è quella rischiosa e che molto probabilmente vuole rifilarci una fregatura.

Ricordiamoci solamente che quando compri un certo prodotto finanzi il suo produttore, quindi il suo comportamento, i suoi investimenti,…tutto ciò che gli ruota attorno, quindi forse è il caso di pensarci un po’ di più prima di riempire a memoria, il carrello della spesa.

Fonte:

Sbilanciamoci.info

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