Econometicamente – Chi l’hai visto? Speciale Salario Minimo Garantito

rubrica ECONOMETICAMENTE di Jacopo Landi

Salario(1)Era previsto all’interno del Jobs Act, ma è stato poi escluso nei decreti attuativi. Proprio per questo motivo ci domandiamo: chi l’ha visto?

Il salario minimo è deciso dai vari contratti, la definizione di una soglia minima è lasciata alla libera contrattazione fra le parti, cioè fra sindacati e associazioni dei datori di lavoro, negli altri tipi di contratti la soglia base è decisa a livello centrale con una rivalutazione semestrale o annuale della paga per impiegati e operai. Da notare forse una contraddizione di base: la sempre maggiore precarietà del mercato del lavoro sembra aver accorciato la coperta della contrattazione di settore visto che sempre meno lavoratori riescono a essere inquadrati nei contratti tradizionali e a poter percepire, quando quei contratti vengono applicati alla lettera, dal salario minimo previsto. Ne sia una prova il fatto che 3,3 milioni di precari incassano uno stipendio medio di 836 euro.  Ci sono inoltre interi settori, come l’edilizia, l’agricoltura e il turismo, in cui il salario mediano è più basso di quello minimo, e ciò indica che più della metà dei lavoratori guadagna salari al di sotto del minimo stabilito dal contratto nazionale.

Può essere tutta via un’arma a doppio taglio: il livello di salario minimo dev’essere fissato con attenzione: un livello troppo alto potrebbe spingere i lavoratori attualmente sottopagati nella disoccupazione o nel lavoro nero, cosa da evitare visto l’enorme macigno di economia salariosommersa che affligge il nostro paese. Sarebbe un problema rilevante per il contesto industriale italiano, caratterizzato dall’alta incidenza delle piccole e medie imprese – secondo l’Istat, le microimprese (con meno di dieci dipendenti). Sono infatti queste realtà, che tendono ad avere salari medi più bassi e una maggiore necessità di flessibilità, a essere più a rischio. Un livello troppo basso potrebbe, d’altra parte, essere semplicemente inutile o addirittura porre le basi per una diminuzione dei salari, come sostengono i sindacati. Il salario minimo, se fissato a un livello commisurato alla produttività del settore e alle condizioni del mercato del lavoro locale, è quindi una misura in grado di introdurre una maggiore equità, attraverso un impatto positivo sull’ occupazione e il conferimento di un maggiore potere contrattuale ai lavoratori più poveri. La sua introduzione sarebbe una scelta di politica economica di lungo raggio: significherebbe puntare a competere con le altre economie avanzate, non giocando al ribasso salariale, ma scommettendo sulla crescita della nostra produttività.

Fonti:

lavoce.info

wired.it

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