Etica della ragione: la possibile liberazione della storia dalla violenza.

di Melissa Vallesi

Albert Camus in una conferenza del 1946:

etica della ragioneCosì gli uomini della mia generazione si sono trovati, nel mondo presente, di fronte ad una doppia tentazione: quella di pensare che nulla è vero, e quella di pensare che l’abbandonarsi al corso fatale della Storia è l’unica verità possibile. (…). In ogni nazione, e in generale nel mondo, diffidenza, risentimento, cupidigia, avidità di potere costruiscono un universo oscuro e disperato nel quale ogni uomo è forzato a vivere dentro i limiti del presente (la sola parola «futuro» basta a scatenare tutte le sue ansie)

Pochi anni dopo il secondo conflitto mondiale, nel contesto dell’esistenzialismo, Karl Jaspers denuncia la stessa angoscia di un’umanità schiacciata sul presente e terrorizzata dal futuro: bisogna «accrescere la nostra coscienza del presente» (1) affinché la ragione acquisisca un nuovo orientamento, una conversione (Umkehr), presupposto di ogni liberazione della storia dalla violenza.
La conversione non può darsi né attraverso l’assolutizzazione della politica, pena i totalitarismi, né attraverso la credenza in una crescita materiale illimitata che può sfociare in un’economia di tipo coloniale e dominativo o nella totale indifferenza verso la fame ed il sottosviluppo, né attraverso il progresso tecnico-scientifico che uniforma senza unire.

Il punto di partenza necessario per una nuova azione politica che renda possibile la pace universale è la soggettività come ruolo ineludibile e decisivo del singolo: quello che avviene in grandi dimensioni è il risultato di singole azioni e parole.

Altro punto fondamentale del pensiero jasperiano è l’essere inteso come «realtà avvolgente (Umgreifende) e trascendente» che abbraccia (periékon) tutti gli enti.
A differenza della tradizione occidentale che si illude di definire l’essere, la «periecontologia»(2) è il discorso sull’eccedenza dell’essere come realtà originaria, trascendente, gratuita, incondizionatamente libera, divina e amorevolmente creatrice.
In questa dimensione specifica, Jaspers propone le linee di un’etica mondiale che è innanzitutto un’etica della ragione:
1) l’ethos è unico e indivisibile. Il carattere incondizionato dell’etica riguarda la responsabilità dinanzi all’assolutezza dell’essere, e per questo è più di una morale fatta di divieti e permessi.
etica della ragione(2)Essa implica una stretta connessione tra ragione e spirito di sacrificio. Deve esprimere un orientamento globale, unitario e vincolante, al quale le coscienze possano aderire liberamente per fondare le corresponsabilità di tutti gli esseri umani.
2) la questione dell’etica è la questione della salvezza: «i diritti umani non possono essere efficaci se presi come pensieri astratti. (…). Sono connaturali all’uomo dalla creazione. Vengono prima di ogni razionalità, che in vero li formula ma non li inventa» (3).

Le conseguenze principali del nuovo ethos quale condizione culturale per assicurare il rispetto dei diritti umani sono:
1) la consapevolezza di quanto le tendenze nichiliste, il nulla e gli strumenti distruttivi, come la bomba atomica, siano il pericolo più grande per l’umanità (dato che l’etica e la politica si radicano ontologicamente e periecontologicamente nell’essere come realtà positiva e fondante per noi)
2) la coscienza che il più potente antidoto al nulla consista nella libertà dell’uomo di auto-educarsi, pensare criticamente, comunicare in modo interpersonale, essere responsabile, impegnarsi nella vita civile e soprattutto di amare quale forza ricapitolativa capace di dilatare il tempo presente accogliendo l’eterno.

Fonti
(1) K. Jaspers, Vom Ursprung und Ziel der Geschichte, München, Piper, 1959, tr. it. di A. Guadagnin, Origine e senso della storia, Milano, Edizioni di Comunità, 1965
(2) (2) Etiche della mondialità, Cittadella Editrice, 1996
(3) K. Jaspers, Die Atombombe und die Zukunft des Menschen