Figli, fare rete e amore

di Michele Paolini – Marketplace etico

V (6 anni): “Papà ma cosa fate tu e la mamma tutto questo tempo al computer?”

Io: “Scusa Viola, solo un altro po’ di pazienza, in questi giorni stiamo lavorando così molte persone escono meno di casa e forse non prendono il coronavirus”

V: “Ma è così importante questo lavoro? Mamma miaaa”

No, in realtà non è così importante, ce ne sono molti altri e molto più significativi di lavori ma la verità è che in questo momento storico, noi, insieme ai nostri partner e a tutta la catena di soggetti coinvolti stiamo facendo la nostra parte, stiamo, per diverse famiglie, riducendo davvero il rischio di contagio.

E dopo aver risposto a mia figlia faccio “zoom out”.

Penso a quanti siamo, nel mondo, a fare in modo che le cose vadano avanti, che non si fermino, ma non basta.

E torno con lo zoom in a pensare al nostro Paese, all’Italia dal grande cuore e dalla grande solidarietà che emergono soprattutto nei momenti critici ma anche all’Italia dell’ognuno per il proprio orticello, ognuno per il proprio campanile.

E mi chiedo: come far suonare queste campane all’unisono anche in tempi “normali”? Come mettere il grande orto collettivo al centro dell’interesse di tutti e di ognuno?

Non ci mancano le conoscenze, non ci mancano gli strumenti, non ci mancano le capacità e allora?

Da anni in diversi gruppi di lavoro accomunati dagli stessi valori si parla di “fare rete” e questa, anche secondo me, non può che essere la soluzione: insieme si vince, l’intelligenza e l’azione collettive, davvero banalmente, come vere e proprie basi su cui costruire il prossimo passo evolutivo del genere umano.

Mai come in questa emergenza sanitaria abbiamo potuto toccare con mano le stesse fragilità e similitudini tra popoli di razze, religioni, fedi politiche diverse.

Nulla ha potuto contro la verità: apparteniamo a un’unica grande specie, a un unico grande e meraviglioso pianeta.

Non ci resta che ammirare la bellezza delle differenze, delle contaminazioni culturali, del rispetto reciproco e profondo dopodiché costruire insieme, costruire un futuro che ci veda in simbiosi con il pianeta, un futuro dove il fare profitto non sia demonizzato ma allo stesso tempo non si contrapponga all’ecologia, alla responsabilità sociale, al riconoscimento del valore essenziale dei beni comuni.

Abbiamo bisogno di ripensare sul serio ai processi produttivi, distributivi, commerciali e questo in realtà si sta già facendo da anni, ma abbiamo bisogno soprattutto di agire sin da subito in un’ottica di con-correnza come giustamente si afferma da qualche anno in alcuni ambienti e magari iniziare a legiferare anche in termini di “giusto compenso”, di redistribuzione, di massimo moltiplicatore accettabile tra remunerazioni all’interno di singoli soggetti economici ma anche di intere società.

Nel frattempo non abbiamo bisogno di aspettare il potere legislativo, possiamo già mettere in rete in ottica di mutuo beneficio tutti coloro i quali con i propri mezzi, competenze e possibilità sono pronti, e siamo in tanti, a lavorare per il bene di tutti naturalmente salvaguardando ognuno il proprio livello di sostenibilità economica: affiancare lavoro equamente remunerato al puro volontariato.

Tutto questo senza sottovalutare aspetti quali la bellezza, l’orgoglio (non nazionalista) per le proprie radici e tradizioni, l’amore nella sua più ampia accezione.

Siamo tutti sulla stessa barca e al contempo nelle onde dello stesso mare; remiamo e nuotiamo insieme, tra qualche settimana ci riposeremo a riva e balleremo e ci abbracceremo!

…e forse anche i nostri figli più grandi o quando saranno cresciuti, torneranno a guardarci negli occhi come buoni genitori, finalmente davvero consapevoli.

Ricordiamoci: “Non abbiamo ereditato il mondo dai nostri padri, lo abbiamo ricevuto in prestito dai nostri figli”

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