New economy – Il mulo (corriere della droga)

ovuli_cocaina-400x300di Michele Altomeni

Non posso certo dirvi che il mio sia un bel lavoro, anzi, è proprio un lavoro di merda. Ma di questi tempi, soprattutto dalle mie parti, non c’è molto da fare gli schizzinosi. Non vi sto a raccontare le mie beghe. Vi basti sapere che avevo bisogno di soldi, facili e veloci, e al mio paese c’è un’impresa che non chiude mai le assunzioni. Quindi, se non trovate di meglio, venite a proporvi.

Vivo a Curaçao, un’isola delle Antille olandesi, nei Caraibi. Lo so, a voi evoca mare, sole, belle donne, il piacere di una vacanza. Nelle vostre guide turistiche le foto sono ben selezionate e con poca prospettiva, così vedete solo la facciata paradisiaca senza l’inferno che ci sta dietro. Ma questo, a quanto ne so, vale per tutte le mete turistiche alla periferie del mondo.

A parte il turismo, c’è un altro settore fiorente a Curaçao, il trasporto della cocaina. Sì, perchè l’isola si trova di fronte alle coste del Venezuela, ed essendo parte dello stato Olandese è praticamente un pezzetto di confine tra America Latina ed Europa.

In gergo io sono un “mulo”, una animale da soma. Gli americani dicono anche body packers o muleso higherangels. La sostanza non cambia: sono un contenitore, il mio corpo è incarto di caramelle. Le caramelle sono ovoli di cocaina che devono viaggiare dal produttore al consumatore senza essere intercettate dalle polizie.

Il mestiere si impara a Fuik, un sobborgo di Curaçao dove ha sede l’organizzazione. Lì frequenti una specie di scuola, potremmo chiamarla formazione professionale. Impari ad impacchettare la droga e ad ingoiarla senza farti troppo male. All’inizio ingoi piccoli frutti, pezzetti di carote… poi roba più grande. Ti abitui un po’ alla volta, finchè provi con un preservativo pieno di zucchero a velo, abbastanza simile agli ovuli di coca. Ci si aiuta con l’olio d’oliva, o di vaselina, o anche con lo yogurt, e ci sono dei farmaci che ti aiutano a non vomitare. Un mulo può ingoiare dai 50 ai 100 ovuli, di solito una settantina, poco meno di un kilo di coca, a volte di più.

Oltre allo stomaco puoi usare l’intestino. In quel caso sono ovuli più grandi, e devi imparare degli esercizi per farli risalire in modo che non si trovino in caso di ispezione rettale. Se sei una donna, hai a disposizione un altro ripostiglio. Quello che non ti insegnano alla scuola di Fuik sono i rischi del mestiere. Ma li intuisci, o li impari dopo, quando cominci a viaggiare, fingendo di essere un turista o un imprenditore.

OvulatoriSapete, è una pratica antica. Nella storia il buco del culo è stato sempre un buon nascondiglio. I minatori del Transvaal ci nascondevano i diamanti, gli agenti dei servizi segreti in passato ci nascondevano microfilm e adesso supporti digitali… Per la droga si usava già negli anni 70. Allora non c’erano grandi sistemi di controllo, ti beccavano solo se gli ovuli si rompevano, ma in quel caso, spesso ci restavi secco.

Io sono di qui, ma tanti vengono da fuori per imparare il mestiere. Spesso dalle periferie di grandi città dell’America Latina. Abbiamo in comune un disperato bisogno di soldi, altre volte basta il sogno di un viaggio gratis in Europa.

Il mio primo viaggio è stato terribile. Due settimane prima mi hanno messo a dieta, per regolarizzare l’intestino. Solo cibi leggeri. Ci ho messo due ore ad ingoiare 36 ovuli, di più non sono riuscito. Si migliora col tempo. Passeggiavo, mi massaggiavo la pancia per farli scendere. Eravamo in gruppo, una ventina. Spesso è così che ci fanno viaggiare. Il traffico di droga ha sempre delle perdite, qualunque sia il mezzo di trasporto. I narcotrafficanti lo sanno e cercano soluzioni per ridurle. In aeroporto possono ispezionare e beccare qualcuno, ma se siamo in molti, la maggior parte riuscirà a passare. Eravamo ben assortiti, di diverse età, sia uomini che donne. Una di queste aveva una bimba con un chilo di coca nel pannolino. Poi c’era un ragazzo di Caracas, uno dei più esperti, aveva già fatto diversi viaggi, ma quello per lui è stato l’ultimo. Forse uno degli involucri era troppo sottile e si è rotto poco prima dell’atterraggio. Si è accasciato ed è morto in poco tempo. So che a volte si può agonizzare per ore. In pratica è un’overdose, in genere non c’è scampo. Noi altri del gruppo siamo riusciti a mantenere la calma, e l’abbiamo passata liscia. Dopo abbiamo saputo che all’autopsia gli hanno trovato quasi un chilo di coca. Sapete, un chilo di cocaina viene pagata circa tremila euro nelle Antille, gli europei la comprano tra i quaranta e i sessantamila euro. Il consumatore finale la può pagare dai sessanta ai cento euro al grammo. Cosa valeva, a confronto, la vita di quel ragazzo venezuelano: più o meno come il cartoncino nel costo di una confezione di biscotti.

A destinazione avevamo un appuntamento con gente dell’organizzazione. Ci hanno dato delle purghe per recuperare gli ovuli. Quella volta ho guadagnato un migliaio di dollari… sì, lo so, non è un gran che per rischiare la vita o la galera, ma dalle mie parti non c’è molta scelta, e da quello che ho capito, nemmeno dalle vostre.

Ora di viaggi ne ho fatti diversi e posso dirvi che le probabilità di essere beccati non sono molte. Certo, ne ho visti di compagni presi, ma pochi, e a me è andata sempre bene. Le organizzazione di trafficanti sono sempre un passo avanti rispetto alle forze di polizia. Ogni metodo di trasporto scoperto ne vengono inventate decine nuove. Tanto per dire, durante un altro viaggio, c’era con noi un tedesco. Si spacciava per allevatore di cani che era venuto in America Latina ad acquistare delle razze particolari per i suoi incroci. Ne trasportava 4 nella stiva dell’aereo. Ognuno di questi portava dei pacchetti di coca nell’addome, infilati attraverso piccole incisioni ricucite. In due-tre mesi la ferita era cicatrizzata e il pelo ricresciuto, pronti per il viaggio. A destinazione li hanno uccisi e aperti.

Sto mettendo via i soldi. Vorrei fare ancora 5 o 6 viaggi, e poi smettere. Magari investo in turismo, oppure, resto nel settore della coca qui a Curaçao. Del resto, dove c’è turismo, la droga è un prodotto tipico.