La normalità era il problema

di Luciano Benini
Responsabile Scuola di Pace della Diocesi

Le grandi carestie, le grandi guerre, le grandi tragedie possono travolgere l’umanità ma può anche avvenire che l’umanità sappia trarne gli insegnamenti per ripartire diversamente da prima.

Alcune cose questa pandemia ce le ha già insegnate.

Siamo un’umanità fragile, e fragili sono anche quelle società che pensavano, in forza della loro potenza economica, finanziaria e militare, di poter comandare il mondo ed essere invincibili.

Occorrerà ripartire rafforzando le questioni veramente importanti, sanità, educazione, tutele sociali e lavorative, anche mettendo mano a profonde redistribuzioni di ricchezza, così inique e sbilanciate non solo fra paesi ricchi e paesi impoveriti ma anche all’interno dei paesi economicamente più forti. In Italia la sanità è stata progressivamente smantellata sia tagliando decine di miliardi di Euro negli ultimi 20 anni sia cedendo il passo alla sanità privata, totalmente incapace di affrontare situazioni come quella attuale. Meno spese militari più ospedali, svuotare gli arsenali e riempire i granai, da slogan più volte gridati devono diventare scelte politiche di governi illuminati.

Siamo un’unica umanità: il virus non conosce i confini che gli esseri umani hanno costruito nel corso della storia. E nel momento del bisogno c’è stata una maggiore consapevolezza del fatto che siamo tutti sulla stessa barca. Certo ci sono stati anche episodi di chiusura, di provvedimenti per salvare il proprio popolo a discapito di altri, accaparramento di materiale sanitario, ma mi sembra straordinario che alcuni Stati non proprio fra i principali amici dell’Italia, come Cuba, Cina e Russia, ci abbiamo mandato personale sanitario e presidi sanitari senza distinguere se eravamo o meno “nazioni amiche”. Basterà per smettere di farci le guerre? Forse no, ma forse guarderemo agli altri popoli con occhi più umani, riconoscendoci parte dell’unica famiglia umana. Che in Siria, ad Aleppo, in piena guerra, abbiano organizzato una manifestazione a sostegno dell’Italia, che gli Etiopi residenti in Italia abbiano sentito il bisogno di sdebitarsi per l’accoglienza ricevuta organizzando una raccolta fondi per gli ospedali italiani sono germogli di una umanità nuova, che smette di affermare “Prima gli italiani”.

Siamo un’umanità che deve riconciliarsi con la natura. Questa pandemia ha origine nel disordine che negli ultimi 3 secoli è stato creato fra l’umanità e l’ambiente. L’inquinamento dell’aria ha fortemente aggravato gli effetti sanitari di questa pandemia, i cambiamenti climatici sono sospettati di essere fattori scatenanti di mutazioni di virus, la chimica nei terreni, gli OGM e gli allevamenti intensivi sono sotto accusa. Se già prima di questa pandemia era diventato urgente affrontare i principali problemi ambientali, ora diventa impellente. Se sapremo capire le potenzialità di un obiettivo come “Uscire dall’era dei combustibili fossili”, era non a caso cominciata 3 secoli fa, sarà una rivoluzione nell’economia, nell’occupazione, nell’ambiente, nella qualità della vita.

I miliardi di Euro che il governo italiano ha messo e metterà a disposizione per ripartire saranno efficaci se sapremo avviare attività economiche che faranno da moltiplicatore, da volano per questi investimenti.

Sappiamo che a parità di investimento le attività economiche che generano maggiori posti di lavoro e che fanno aumentare al massimo il giro di affari sono quelle legate all’economia verde (risparmio ed efficienza energetica, energie rinnovabili, gestione ottimale dei rifiuti, ecc.).

Continuando a pensare globalmente ma agendo localmente, ricordo che il 14 marzo 2019 il Consiglio Comunale di Fano ha approvato il PAESC Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima ma da allora non si è mosso nulla e non è stato neppure approvato il Piano per la mitigazione e l’adattamento che doveva essere deliberato entro un anno.

La grave situazione dell’inquinamento dell’aria che abbiamo a Fano, che fra l’altro ha anche aggravato le conseguenze sanitarie del virus, troverà grandissimo giovamento dall’applicazione del PAESC sul nostro territorio.

“Fano solare” può essere la sintesi di ciò che dovremo fare quando la crisi del virus sarà finita: la messa in pratica del PAESC, riveduto e corretto, ne costituisce l’ossatura. Sono tantissime le imprese locali, piccole e grandi, che possono essere coinvolte in questo progetto.

L’Università, gli ordini professionali, le banche, le associazioni di categoria col coordinamento del Comune possono avviare una rivoluzione verde che dovrà coinvolgere tutti i cittadini. E i giovani possono diventare i protagonisti di questa nuova stagione perché più di ogni altro sanno intravvedere e progettare il futuro.

Usciti da questa pandemia, spero che rinsaviremo e cambieremo profondamente i rapporti sociali fra gli esseri umani e quelli ambientali con la natura.

Credo ci sia molta verità in una scritta comparsa a Santiago del Cile: “Non torneremo alla normalità perchè la normalità era il problema”.

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