La verità torna in scena

di Paolo Chiavaroli

Se mi chiedo cosa stia accadendo di profondo in queste settimane, dominate dalla pandemia del coronavirus, la mente va ad una pagina delle prima tra le Operette Morali del Leopardi, La Storia del Genere Umano, quando la divinità, Giove, decide di inviare sulla terra la verità. Ma non si tratta di un regalo, piuttosto di una punizione: “posta da parte ogni pietà, si risolse di punire in perpetuo la specie umana… e di mandare la Verità a stare tra gli uomini”. Questo perché, per l’umanità, la verità non è piacevole.

Vedere come stanno veramente le cose nella realtà, guardarle senza veli, non è gratificante e spesso a questa si preferisce un’immagine parallela nella quale la realtà viene piegata ai nostri desideri e alla nostre aspettative. Dunque, in questi giorni, mi pare che la notizia possa essere questa: la verità è tornata prepotentemente a fare capolino nelle nostre vite quotidiane. Così prepotentemente che non è possibile non vederla, girare lo sguardo da un’altra parte, velarla con qualche stratagemma.

Una verità che racconta di una vita umana fragile, dove il nascere e il morire, l’apparire e lo sparire delle cose ne rappresentano una legge fondamentale. Una verità che racconta della provvisorietà delle cose, di una faticosa ricerca di senso, di dubbi, incertezze, mancanza di controllo e potere sull’ambiente e sulle nostre stesse vite. Esattamente il contrario di come vorremmo fossero le cose: solide, stabili, perenni, chiare, certe, dotate di una ragione, di un senso esplicito e definito.

Siamo stati risvegliati da un repentino giro di danza della verità che ha riconquistato la scena.

Sorprende e trova molti impreparati, in questi giorni, la perdita di tante cose che si davano per scontate, per acquisite definitivamente, solidamente possedute: affetti, stili di vita, lavoro, libertà, potere, la vita stessa. Ma l’eccezione, l’errore se così si può dire, non sta nella precarietà delle cose, precarietà che questa vicenda sbatte brutalmente sotto i nostri occhi; l’eccezione, l’errore, è l’aver creduto in quella illusione, l’aver vissuto come se la realtà fosse diversa da quella che effettivamente è. Sentirla ora come “eccezione” misura la distanza che avevamo frapposto tra la verità e il mondo illusorio con cui la verità era stata velata.

In questo senso la vicenda di questa pandemia può anche essere una opportunità. Ma non sono certo che la coglieremo. Potrebbe rappresentare un tuffo nella realtà volatile delle nostre esistenze e di ogni altra esistenza su questo pianeta, un’occasione che potrebbe rendere evidente il legame solidale che ci lega ad ogni altro essere vivente, la comune fragilità di cui facciamo brutale esperienza in questi giorni, la comune e faticosa ricerca di senso in una condizione esistenziale avara di risposte e di certezze.

Di fronte a legami così sostanziali perderemo almeno un po’ di interesse nel calcolare differenze e distanze? Sembreranno più sfocati muri e confini? Accadrà che, passata l’apice di questa crisi, ricorderemo la nostra fragilità e sentiremo il bisogno di empatia, tenerezza, accoglienza, protezione e cura reciproci come ingredienti essenziali nella ricerca di benessere e felicità? Che, con altre parole, è chiedere se passato l’apice di questa crisi sapremo conservare tra di noi almeno un pezzo di verità.

Un pensiero su “La verità torna in scena


  1. Sono d’accordo con il contenuto di questo intervento. Grazie Paolo. Alla ripresa la differenza la potranno fare – se saremo in tanti – coloro che cercheranno questa verità, anzichè tutti quelli che si augureranno che tutto torni come prima.

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