Le radici di Contatto: Cooperativa Gerico, oltre il volontariato

Il primo aprile è iniziata l’avventura della Cooperativa Sociale Contatto (non lo sapevi? Leggi qui!), nata dalla fusione delle cooperative sociali Gerico e I Talenti. Abbiamo chiesto ai primi presidenti di queste due cooperative, Fabio Bilancioni e Giorgio Magnanelli di ripercorrerne la storia, perchè ognuno di noi è la propria storia, e per conoscere meglio Contatto, dobbiamo conoscerne le radici. Ecco l’articolo che ha scritto per noi Fabio BIlancioni su Gerico.

di Fabio BIlancioni

Mi hanno chiesto se potevo scrivere un articoletto sulla nascita della cooperativa Gerico quindi mi ritrovo davanti a questo spazio bianco a ripensare ad una parte della mia storia personale, familiare, comunitaria e delle vicende sociali e politiche della realtà fanese. Cercherò quindi di essere il più sintetico possibile e di muovermi “con tatto” vista la metamorfosi avvenuta in data 1 aprile della realtà Gerico e visto che, questo evento, è tutt’altro che un pesce.

Il giorno in cui mia madre mi diede alla luce……. Stavo scherzando! Alla fine degli anni ‘80, dopo diverse esperienze lavorative, insieme a Silvia, mia moglie, abbiamo sentito il forte bisogno di spingerci a vivere il lavoro non solo come occasione di portare a casa uno stipendio ma di pensare come lo stesso spazio e tempo lavorativo potesse diventare occasione di relazioni umane costruttive e servizio. Probabilmente era il DNA magmatico dello scoutismo che stava emergendo e così ebbe inizio la prima esperienza lavorativa nel sociale alla cooperativa L’Adriatico di Pesaro che prevedeva l’inserimento in lavori di falegnameria di persone in situazione di tossicodipendenza. Il territorio fanese chiedeva in quel periodo una risposta efficacie ai problemi di devianza adolescenziale e partendo dalle esperienze del CEIS ed evolvendole alle necessità aggregative dell’adolescenza locale, si diede fondamento ed inizio alla Cooperativa Crescere dove per sei anni , in qualità di vicepresidente e responsabile dei centri e delle attività che si andavano maturando, ho coordinato la progettazione delle attività educative, ludiche e sociali.

Poi un passaggio alla cooperativa Labirinto e man mano, grazie a tutte queste esperienze, maturava sempre più nitida l’idea che sul territorio di Fano occorresse dare una risposta a chi per vari motivi di carattere psico-sociali necessitava di uno spazio di realizzazione personale in ambiente lavorativo. O meglio, c’era chi operava nel pubblico e nel privato in tal senso, ma il progetto che avevo in mente prevedeva alcune particolarità che ritenevo fossero essenziali per cercare di offrire una condizione di stabilità nella variabilità tipica di persone che si ritrovano in tale situazione di stress.

Dopo un breve, ma intenso travaglio, nella fucina della parrocchia di San Cristoforo da dove hanno spiccato il volo innumerevoli realtà con nel cuore il Vangelo ed oggi fieramente laiche come “Il Solco”, poi trasformatosi in “ Coop. Mondo Solidale”, la “Gerico”, l’associazione Pozzo di Giacobbe, grazie ai locali messi a disposizione dal consiglio pastorale, con l’appoggio ad oltranza di don Mauro Bargnesi, alla fine dell’anno 1996, insieme ad altre e altri otto sognatori, confrontandoci, aggiustando il tiro, limando e cercando di prevedere l’imprevedibile, tra l’imbarazzo, l’incredulo e l’adrenalinico, davanti al notaio, nel giorno 23 di gennaio del 1997 abbiamo dato inizio all’avventura della Cooperativa Gerico. Il nome derivava dal fatto che mi piaceva il paragone di abbattere le mura di Gerico con l’abbattere il muro dell’indifferenza sociale ed il logo della Cooperativa, disegnato dalla brillante mano di Walter Toni, era proprio un movimento dinamico circolare prodotto dal convergere dei 7 corni di ariete (shofar) suonati per sette giorni attorno alle mura di Gerico.

I punti cardine che avevamo distillato dai nostri confronti, per la realtà sociale che doveva iniziare i suoi primi passi erano: 1) la cooperativa deve partire e reggersi sul mercato con le proprie gambe ed eventuali contributi devono essere considerati importanti ma non sostanziali. 2) La cooperativa deve mettere in campo più linee lavorative, con ambienti lavorativi o tipi di attività o laboratori protetti interni e ambienti lavorativi a contatto o immersi nella realtà sociale aperta. Questo per offrire ad ogni persona la possibilità di trovare risposta lavorativa adeguata al suo equilibrio psico-fisico in modalità variabile giorno per giorno. 3) La cooperativa non può sovradimensionarsi per non perdere le strette relazioni umane. Occorre mantenere uno stretto e diretto rapporto con tutto il gruppo cooperativo per permettere di valorizzare e dare risposte alle storie personali senza figure intermediarie. 4) La cooperativa deve rimanere svincolata dalle maglie della politica (partitica), ogni persona deve poter esprimere liberamente le sue idee e la cooperativa non può garantire alcuna aderenza a nessuna forza o persona partitica. 5) il presidente non è un firmaiolo, lavora nella cooperativa e il suo stipendio non può distaccarsi eccessivamente dallo stipendio di un normale socio lavoratore.

E così abbiamo iniziato a raccogliere abiti usati quando ancora la parola raccolta differenziata era per lo più sconosciuta alle amministrazioni ed ai cittadini (con il pulmino di famiglia), ad eseguire piccoli lavori di falegnameria (con mercato fino al Giappone), a confezionare bomboniere, ad assemblare i carrelli dei distributori automatici di bibite e merende, a realizzare piccoli manufatti con la terra cotta, ad eseguire piccoli traslochi.

Di quel gruppo pioniere ad oggi, l’unica superstite al tempo e a tutte le follie, è rimasta la fedele Noemi. La mia storia diretta e personale con la cooperativa Gerico si è interrotta nell’anno 2006 quando, dopo tre mandati in qualità di presidente ho ritenuto di dovere lasciare la guida della cooperativa conseguentemente affidata ad Andrea. La cooperativa in quel momento era nelle condizioni ottimali per poter cambiare timone, i bilanci erano attivi, non esistevano debiti verso fornitori, il piccolo ma efficacie parco automezzi era ammortizzato, il TFR era accantonato, insomma era tempo che la cooperativa non rimanesse legata alla mia persona ma dimostrasse di essere una vera struttura di persone cooperanti.

Se non fossi uscito fisicamente dalla scena il timore era che comunque, anche passando la mano ad nuovo presidente, conoscendo la mia natura particolarmente passionale e vulcanica, sarei risultato ingombrante. Il resto è storia, Andrea con la cooperativa ha aperto strade e avventure importanti realizzando situazioni complesse e segno costante di attenzione a tutte le persone coinvolte nella realtà cooperativa, sfidando e combattendo alle volte contro dinamiche politiche ed economiche del territorio che purtroppo seguono più ottiche esasperate di bilancio economico e bandierine di tornaconto politico che una sana logica di bene comune e autentico benessere della persona.

Ora, “con tatto” la scena evolve, cambia e, Silvia ed io, auguriamo il meglio, sentendoci sempre, anche in una realtà sociale più ampia, parte importante delle sue radici.

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