Econometicamente – “Si ma è Made in Italy!”

RUBRICAEconometicamente” di Jacopo LandiMade in italy(1)

Tra i tanti dubbi ai quali non troverò mai risposta, c’è quello relativo al made in Italy.
Se è garanzia e baluardo della produzione italiana, perché lo chiamiamo in inglese? … Evidentemente, come alcuni cantanti sostengono, è perché “suona meglio”, anche se a me sembra più che “suoni male da dio” (cit. EELST).

Retorica a parte, il “made in Italy” è un marchio d’origine ovverosia un’indicazione, apposta sul prodotto e/o sulla confezione, che attribuisce l’origine del bene al nostro Paese, al fine di consentire al consumatore di effettuare una distinzione tra merci nazionali e merci importate.

Può essere applicato quando il prodotto risulta realizzato:

  • Interamente nel nostro paese, e qui la sua applicazione è facile;
  • In parte nel nostro paese ed in parte in paesi diversi: origine doganale non preferenziale.

Dobbiamo quindi spiegare questa origine doganale non preferenziale: un prodotto può essere considerato di produzione italiana quando nel nostro Paese è avvenuta l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale. La norma dice tutto e niente, visto l’apposizione è consentita anche quando tutte le parti del prodotto sono state materialmente fabbricate all’estero, ma assemblate in Italia, inoltre non ci sono esempi o indicazioni di quelle che possono essere considerate le “lavorazioni sufficienti” ai fini dell’indicazione del marchio. (Regolamento CEE 02/07/1993 n° 2454).

Questa premessa è utile ai fini della riflessione finale. Non siamo entrati nello specifico della normativa, sia perché non è questa la sede, sia perché l’obiettivo è un altro: siamo davvero sicuri che in ogni caso il sovrapprezzo per quelle belle tre parole è realmente “eticamente corretto”? Oppure è solo un’operazione di marketing? #jesuisMADEINITALY?Made in italy(2)

C’è un detto che recita: “se vuoi che il tuo paese costruisca cose, devi comprare le cose che il paese costruisce”. Questo non significa il dover per forza acquistare tutto ciò che viene marchiato come prodotto italiano. Sicuramente il desiderio di alimentare ed incentivare la produzione nostrana può passare attraverso marchi meno blasonati, ma a filiera trasparente, siano esse produzioni industriali o artigianali, perché spesso e volentieri dietro al made in Italy, la parte pienamente riconducibile all’Italia è ben poca.