Acqua “leggera”

rubinettoCosì come nelle famiglie, anche nelle mense si è affermato negli anni l’acquisto dell’acqua minerale in bottiglie usa e getta. Questa scelta non ha motivazioni, anzi, è controproducente, perchè lancia un messaggio contraddittorio ai cittadini (a cui attraverso altri canali si suggerisce spesso l’uso dell’”acqua del sindaco”), incide negativamente sui costi e rappresenta un problema ambientale.

È importante reintrodurre l’uso dell’acqua di rete anche nelle mense pubbliche ed eliminare lo spreco rappresentato dall’acquisto dell’acqua in bottiglia.

Ecco qualche consiglio.

L’Italia è il paese dove si ha il maggior consumo di acqua in bottiglia al mondo, con 194 litri pro capite (dati 2006), oltre mezzo litro a testa al giorno. Il motivo principale di questo record negativo, oltre alla forte pressione imputabile alla pubblicità (in Italia nel 2005 le aziende hanno investito

in pubblicità circa 124 milioni di euro, una cifra 4 volte maggiore rispetto al 1990, quando i consumi pro capite erano poco più della metà di quelli attuali1), è riconducibile sostanzialmente alla sfiducia nei confronti dell’acqua distribuita attraverso gli acquedotti, piuttosto che al miglioramento delle condizioni di vita e a una crescente ricerca di beni salutari, come invece sostenuto dalle industrie del settore.

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Consumi procapite di acqua in bottiglia nel 2009.

 

Questa sfiducia nell’acqua di rete in realtà non ha motivazioni reali, dato che dal 98% dei rubinetti italiani esce acqua potabile, dove i gestori sono tenuti dalla legge ad effettuare controlli analitici di routine, analisi queste poi costantemente verificate dalle Aziende Sanitarie.

Bottiglie-impatto-300x216Seppure spesso le pubblicità decantino la “leggerezza” dei loro prodotti, in realtà l’acqua in bottiglia rappresenta un “peso” ambientale enorme. Perché enorme è la quantità di bottiglie in plastica che finiscono nella spazzatura; enorme è la quantità di chilometri percorsi per trasportarla dal luogo di prelievo a quello di consumo, con enormi emissioni di gas inquinanti e sprechi di combustibili fossili; enorme è la differenza di prezzo per i consumatori.

  • solo nel 2006 per produrre le bottiglie di plastica per imbottigliare i circa 12 miliardi di litri di acque minerali sono state utilizzate 350 mila tonnellate di PET, con un consumo di 665 mila tonnellate di petrolio e un’emissione di gas serra di circa 910 mila tonnellate di CO2 equivalente;
  • la fase del trasporto dell’acqua minerale influisce non poco sulla qualità dell’aria, visto che le bottiglie percorrono molti chilometri su strada prima di arrivare sulle nostre tavole, viaggiando solo per il 18% del totale su ferrovia;
  • solo un terzo circa delle bottiglie di plastica utilizzate sono raccolte in maniera differenziata e avviate al riciclaggio. Infatti, secondo i dati forniti dall’associazione di categoria Mineracqua e dal Corepla (Consorzio per il recupero degli imballaggi in plastica), nel 2006, di circa 2,2 milioni di tonnellate di imballaggi plastici immessi al consumo, 409 mila tonnellate erano in PET; 350 mila tonnellate di queste sono state utilizzate per la produzione di bottiglie di acque minerali, di cui 124 mila – pari a circa il 35% – avviate a riciclo.

Gli impatti prodotti dal consumo di acqua in bottiglia trovano sintesi nei dati riportati nella scheda seguente.

Life Cycle Assesment – LCA

Life Cycle Assessment (LCA), in italiano “analisi del ciclo di vita” è una metodologia di analisi che valuta un insieme di interazioni che un prodotto o un servizio ha con l’ambiente, considerando il suo intero ciclo di vita dalla pre-produzione alla dismissione finale. La LCA è riconosciuta a livello internazionale attraverso alcune norme ISO (International Organization for Standardization).

In un recente studio condotto presso l’Università di Siena (Botto, 2009), pubblicato on-line su “Nature Precedings”, sono stati evidenziati in maniera esaustiva i vantaggi ambientali di bere l’acqua di rete piuttosto che in bottiglia di plastica. L’approccio LCA è stato realizzato attraverso integrazione di diversi strumenti di analisi: water footprint, carbon footprint e ecological footprint.

Riassumendo i risultati della ricerca, il consumo di 1,5 litri di acqua di rete comporta:

  • materia in input al sistema pari a 6,79 kg di materiali;
  • materia in output al sistema pari a 8,23 kg di materiali;
  • carbon footprint pari a 9,10 x 10-4 kg CO2 eq;
  • ecological footprint pari a 0,24 x 10-2 gm2;
  • water footprint di 3,63 L.

Mentre il consumo di 1,5 L di acqua imbottigliata in bottiglie di PET comporta:

  • materia in input al sistema tra 8,5 – 7 kg di materiali;
  • materia in output al sistema 8 -7 kg di materiali;
  • carbon footprint pari a 2,01 x 10-1 kg CO2 eq;
  • ecological footprint pari a 53,6 x 10-2 gm2;
  • water footprint di 3,61 L. (gm2 metri quadri di superficie ecologicamente produttiva);

In conclusione, lo studio evidenzia che bere 1,5 litri di acqua di rete permette di evitare l’emissione di 259 g di CO2 eq e di ridurre l’impronta ecologica associata di 0,72 gm2 rispetto a bere la stessa quantità d’acqua da una bottiglia di plastica in PET.

 

1Dati AltrEconomia