Acquisti Verdi e Socialmente Responsabili

GPP-2La pubblica amministrazione è il principale consumatore-utente italiano, visto che contribuisce con l’acquisto di beni e l’affidamento di servizi alla formazione del 18-19% del Prodotto Interno Lordo (PIL) del Paese. Quindi una pubblica amministrazione che adotti criteri di consumo responsabile e critico può svolgere un importante ruolo di orientamento verso un mercato più sostenibile. Preferendo beni e servizi con caratteristiche ambientali e sociali positive possono spingere il sistema produttivo a competere per produzioni più eco-efficienti e più attente alle condizioni di lavoro e al rispetto dei diritti umani lungo tutta la filiera produttiva, possono influenzare il cittadino verso scelte di consumo eco-sufficienti e possono determinare un risultato immediato riducendo la propria impronta ecologica.

Questo tipo di attenzione è assimilabile al concetto, sempre più diffuso tra le famiglie, del “consumo critico”, cioè al comportamento orientato alla sobrietà degli stili di vita, attento al comportamento responsabile delle imprese, all’acquisto di prodotti ecologici e del commercio equo e solidale, alla finanza etica, al turismo responsabile, ai boicottaggi, agli acquisti di gruppo direttamente da produttori agricoli locali (Gruppi d’Acquisto Solidali – GAS), ecc.

Grazie anche alle politiche di indirizzo dell’Unione Europea in questo settore, e al successivo recepimento da parte dello Stato Italiano, gli acquisti verdi si stanno progressivamente diffondendo anche nel nostro paese.

Gli obblighi a cui sono soggette le autorità pubbliche, di osservare il sistema normativo vigente su tutto il territorio nazionale nel settore degli appalti pubblici, rende gli acquisti pubblici sostenibili una buona pratica ad “alta replicabilità”: le esperienze maturate da un’Amministrazione possono infatti essere adattate, con relativa facilità, alle esigenze di altre Amministrazioni.

Ci sono ormai molti pionieri e anche diversi manuali. Con la debita formazione dei responsabili agli acquisti, il necessario coinvolgimento degli Amministratori e dei fornitori locali è possibile mettere in pratica gli acquisti verdi e socialmente responsabili da subito.

Per approfondire

 

Dal sito del Ministero dell’Ambiente

Acquisti Verdi o GPP (Green Public Procurement) è definito dalla Commissione europea come “[…] l’approccio in base al quale le Amministrazioni Pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minore impatto possibile sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita”.
Si tratta di uno strumento di politica ambientale volontario che intende favorire lo sviluppo di un mercato di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale attraverso la leva della domanda pubblica. Le autorità pubbliche che intraprendono azioni di GPP si impegnano sia a razionalizzare acquisti e consumi che ad incrementare la qualità ambientale delle proprie forniture ed affidamenti (cfr. il manuale Buying Green! predisposto per conto della Commissione Europea).

La strategia Europea Consumo e Produzione

Obiettivi del GPP

  • Riduzione degli impatti ambientali
  • Tutela della competitività
  • Stimolo all’innovazione
  • Razionalizzazione della spesa pubblica
  • Integrazione delle considerazioni ambientali nelle altre politiche dell’ente
  • Miglioramento dell’immagine della pubblica amministrazione
  • Diffusione di modelli di consumo e di acquisto sostenibili
  • Accrescimento delle competenze degli acquirenti pubblici
  • Miglioramento della competitività delle imprese

Il GPP: il contesto politico normativo

Dalla fine degli anni ’90 con Il Libro Verde “Gli appalti pubblici nell’Unione Europea” del 1996 la Commissione europea ha progressivamente aumentato la propria attenzione verso lo strumento del GPP (Green Public Procurement – Acquisti Pubblici Verdi).

Il GPP è uno strumento di politica ambientale volontario che intende favorire lo sviluppo di un mercato di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale attraverso la leva della domanda pubblica. I prodotti “ambientalmente preferibili” sono, per esempio, quelli meno energivori, costituiti da materiale riciclato e/o privi di sostanze nocive, di facile riciclabilità, di maggior durata oppure che siano risultato di processi produttivi meno impattanti.
Dato il peso rilevante degli acquisti pubblici in termini sull’intero sistema economico dei paesi europei (si ricorda che, in base alle stime della Commissione Europea, la spesa pubblica nei paesi membri per l’acquisto di beni, servizi e lavori ammonta annualmente a circa il 19% del relativo PIL) è evidente l’efficacia del GPP nel promuovere le condizioni per favorire la diffusione di un modello di produzione e consumo sostenibile.

Per questo motivo, già dal 2003, il GPP è stato riconosciuto dalla Commissione Europea uno strumento cardine della Politica Integrata dei Prodotti nell’ambito della relativa Comunicazione COM 2003/302 . In tale comunicazione venivano invitati gli stati membri ad adottare dei Piani d’azione nazionali sul GPP per assicurarne la massima diffusione.
In seguito le direttive europee sugli appalti, (la Direttiva 2004/18/CE del 31 marzo 2004 e la Direttiva 2004/17/CE ) dando seguito anche ad alcune sentenze della Corte di Giustizia delle Comunità Europee (vedi in particolare la sentenza del 17 settembre 2002 (caso C 513/99 della Concordia Bus Filanda OY Ab vs Finland City Council) ha dato un significativo supporto giuridico al GPP.

La Commissione europea, per rispondere più concretamente a tale ricco contesto politico e in relazione agli impegni che gli stati membri stanno assumendo in tema di GPP, ha emanato la Comunicazione n.400 del 16 giugno 2008, “Acquisti pubblici per un ambiente migliore”, che accompagna il Piano d’azione europeo sul consumo e sulla produzione sostenibili e sulla politica industriale sostenibile (SCP/SIP) (Comunicazione n.397 del 16 giugno 2008, in quanto ha fornito ulteriore impulso in favore della diffusione del GPP, stabilendo precisi target quantitativi, indicatori e sistemi di monitoraggio comuni a tutta l’UE e proponendo come obiettivo da conseguire entro il 2010 il 50% di acquisti “verdi” (sia come numero di appalti che come volume di acquisti). A tal fine la Commissione Europea ha proposto una lista di criteri comuni a livello europeo, toolkit di formazione sul GPP.

L’Italia, con il D.Lgs. 12 aprile 2006 n. 163, Codice dei contratti pubblici ha recepito le Direttive comunitarie e ha fornito, in qualche passaggio, input ancor più vigorosi di quelli di matrice comunitaria. In particolare l’art. 2 stabilisce la possibilità di “subordinare il principio di economicità, a criteri ispirati da esigenze sociali, dalla tutela dell’ambiente e della salute e dalla promozione dello sviluppo sostenibile”.
Infatti, l’art. 68 introduce nel nostro ordinamento l’obbligo di definire le specifiche tecniche “Ogniqualvolta sia possibile”,… “in modo da tenere conto dei criteri di accessibilità per i soggetti disabili, di una progettazione adeguata per tutti gli utenti, della tutela ambientale”.

Successivamente con l’emanazione del Decreto Interministeriale di approvazione del Piano d’azione nazionale sul Green Public Procurement , che fa seguito alla delega conferita al governo dall’art. 1, comma 1126 della L. 296/2006 (finanziaria per l’anno 2007), è stato delineato anche a livello nazionale un quadro di riferimento complessivo utile a facilitare l’adozione e l’implementazione di pratiche di GPP sia dal punto di vista tecnico che metodologico.

 

Il Piano d’Azione Nazionale per gli Acquisti Verdi

Nell’ambito della politica Integrata di Prodotto IPP, la Commissione europea nel 2003 invitava gli Stati Membri ad adottare dei Piani d’azione nazionale (COM(2003) 302).
L’Italia ha accolto quest’indicazione con la Legge n. 296/2006 art. 1 comma 1126 e il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare con D.M. 11 aprile 2008 (G.U. n. 107 dell’8 maggio 2008), di concerto con i Ministri dell’Economia e delle Finanze e dello Sviluppo Economico, ha adottato il “Piano d’Azione per la sostenibilità dei consumi nel settore della Pubblica Amministrazione (PAN GPP)”.
Il Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione è lo strumento attraverso il quale è possibile massimizzare la diffusione del GPP.
Il PAN GPP prevede che il Ministero dell’Ambiente definisca i “Criteri Ambientali Minimi” (CAM), i quali rappresentano il punto di riferimento a livello nazionale in materia di acquisti pubblici verdi e che potranno essere utilizzati dalle stazioni appaltanti, per consentire al Piano d’azione sul Green Public Procurement di massimizzare i benefici ambientali ed economici.
Il GPP si qualifica come il principale strumento della strategia europea su “Consumo e Produzione Sostenibile” (COM 2008/397 “Piano d’azione per il Consumo la Produzione Sostenibili e la Politica Industriale Sostenibile”).
Per questo motivo il Ministero dell’Ambiente sta affrontando la tematica del GPP unitamente a quella SCP attraverso un apposito gruppo di lavoro istituito con decreto del Ministro dell’Ambiente.

Il Piano Nazionale GPP in sintesi

Il Piano Nazionale GPP integrale

 

Criteri Ambientali Minimi

Il Piano d’Azione Nazionale rinvia ad appositi decreti emanati dal Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare, l’individuazione di un set di criteri ambientali “minimi” per gli acquisti relativi a ciascuna delle seguenti “categorie merceologiche”:

  • arredi (mobili per ufficio, arredi scolastici, arredi per sale archiviazione e sale lettura)
  • edilizia (costruzioni e ristrutturazioni di edifici con particolare attenzione ai materiali da costruzione, costruzione e manutenzione delle strade)
  • gestione dei rifiuti
  • servizi urbani e al territorio (gestione del verde pubblico, arredo urbano)
  • servizi energetici (illuminazione, riscaldamento e raffrescamento degli edifici, illuminazione pubblica e segnaletica luminosa)
  • elettronica (attrezzature elettriche ed elettroniche d’ufficio e relativi materiali di consumo, apparati di telecomunicazione)
  • prodotti tessili e calzature
  • cancelleria (carta e materiali di consumo)
  • ristorazione (servizio mensa e forniture alimenti)
  • servizi di gestione degli edifici (servizi di pulizia e materiali per l’igiene)
  • trasporti (mezzi e servizi di trasporto, Sistemi di mobilità sostenibile)

I documenti “Criteri Ambientali Minimi” o “CAM”, adottati con Decreto Ministeriale, riportano delle indicazioni generali volte ad indirizzare l’ente verso una razionalizzazione dei consumi e degli acquisti e forniscono delle “considerazioni ambientali” propriamente dette, collegate alle diverse fasi delle procedure di gara (oggetto dell’appalto, specifiche tecniche, caratteristiche tecniche premianti collegati alla modalità di aggiudicazione all’offerta economicamente più vantaggiosa, condizioni di esecuzione dell’appalto) volte a qualificare ambientalmente sia le forniture che gli affidamenti lungo l’intero ciclo di vita del servizio/prodotto.
I “Criteri Ambientali Minimi” sono individuati fra i criteri ambientali in vigore relativi alle etichette di qualità ecologica ufficiali già presenti sul mercato o fra altre fonti informative esistenti (per esempio le normative che impongono determinati standard ambientali quali le misure adottate nell’ambito della Direttiva ERP (Energy Related Products) relativa all’istituzione di un quadro per l’elaborazione di specifiche per la progettazione ecocompatibile dei prodotti connessi all’energia”) e attraverso le indicazioni che provengono dalle parti interessate dell’industria come le associazioni di categoria.
La definizione dei CAM rientra fra i compiti assegnati al Comitato di Gestione che, a tal scopo, istituisce dei gruppi di lavoro composti da esperti e da referenti delle associazioni di categoria dei produttori. I documenti così elaborati vengono sottoposti ad un confronto finale in seno al Tavolo di Lavoro Permanente prima della condivisione formale con i ministeri interessati e dell’adozione formale con Decreto del Ministro dell’ambiente.
La struttura e la procedura di definizione dei CAM consente di facilitare al massimo il compito delle stazioni appaltanti che vogliono adottare o implementare pratiche di GPP ed essere in linea con i principi del PAN. Con un semplice copia ed incolla infatti, possono trasferire nei propri capitolati le caratteristiche ambientali utili a classificare come “verde” la fornitura o l’affidamento cui si riferiscono e i relativi mezzi di prova per verificare la conformità delle offerte pervenute ai requisiti ambientali richiesti.
L’insieme dei criteri ambientali che vengono individuati, danno un quadro di riferimento utile alle stazioni appaltanti che, nel definire le specifiche tecniche di un capitolato d’oneri, così come recita la relativa disposizione normativa del codice dei contratti pubblici, sono obbligate “Ogniqualvolta sia possibile, a definirle in modo da tenere conto criteri di accessibilità per i soggetti disabili, di una progettazione adeguata per tutti gli utenti, della tutela ambientale”. Inoltre fornisce indicazioni utili al mercato, che verrà gradualmente portato ad innalzare il livello della qualità ambientale dei prodotti e dei processi in linea con i trend normativi e di domanda sempre più attenta alla qualità ambientale.
Si sottolinea inoltre che i criteri individuati dal Piano d’Azione Italiano sono redatti partendo dallo schema di criteri proposti dalla Commissione europea nel toolkit europeo. Attraverso il lavoro svolto i criteri proposti da livello europeo vengono adattati ed integrati per renderli più facilmente applicabili al contesto nazionale.

 

Criteri adottati

Con Decreto 6 giugno 2012 (G.U. n. 159 del 10 luglio 2012) è stata emanata:

 

Con DM 24 maggio 2012 ( G.U. n. 142 del 20 giugno 2012) sono stati adottati i “Criteri Ambientali Minimi” per:

 

Con DM 8 maggio 2012 ( G.U. n. 129 del 5 giugno 2012) sono stati adottati i “Criteri Ambientali Minimi” per :

Nota interpretativa del DM 8 maggio 2012 relativo ai “Criteri ambientali minimi per l’acquisizione dei veicoli adibiti al trasporto su strada”

Poiché sono state segnalate interpretazioni non esatte, da parte di alcuni portatori di interesse, su alcune disposizioni del Decreto 8 maggio 2012 relativo ai “Criteri ambientali minimi per l’acquisizione dei veicoli adibiti al trasporto su strada”, pubblicato sulla G.U. n.129 del 5.6.2012 si riporta quanto segue.
I seguenti paragrafi del decreto:
-7.2.1 “Limiti di emissioni di inquinanti. Acquisto, leasing di veicoli (M3) nuovi
-8.2.1 “Limiti di emissioni di inquinanti Acquisto, leasing di veicoli (N3) nuovi
stabiliscono che “I livelli di emissioni di inquinanti dei veicoli offerti devono essere inferiori o al massimo pari a quelli definiti dall’Allegato I del Regolamento n. 595/2009 relativo all’omologazione dei veicoli a motore e dei motori dei veicoli pesanti (Euro VI), quando tale Regolamento entrerà in vigore ai fini dell’immatricolazione.
Con la presente nota si precisa che il termine entro il quale i veicoli oggetto della gara d’appalto dovranno rispettare i limiti di emissione previsti dall’Allegato I del Regolamento n. 595/2009, è quello in cui tali limiti diverranno obbligatori ai fini dell’immatricolazione, ovvero dal 1 gennaio 2014.

Decreto correttivo

In data 30 novembre 2012, il Sig. Ministro ha firmato il decreto correttivo dell’allegato al decreto ministeriale dell’8 maggio 2012.

 

Con DM 07 marzo 2012 (G.U. n.74 del 28 marzo 2012) sono stati adottati i “Criteri Ambientali Minimi” per:

 

Con DM 25 luglio 2011 (G.U. n. 220 del 21 settembre 2011) sono stati adottati i “Criteri Ambientali Minimi” per:

 

Con DM 22 febbraio 2011 (G.U. n.64 del 19 marzo 2011) sono stati adottati i”Criteri Ambientali Minimi” per:

 

Con DM 12 ottobre 2009 (G.U. n. 269 del 9 novembre 2009) sono stati adottati i “Criteri Ambientali Minimi” per:

Criteri in via di definizione

Sono in corso di avanzata definizione i “Criteri Ambientali Mimini” relativi alle seguenti categorie:

  • Costruzione e manutenzione delle strade
  • Gestione dei rifiuti urbani

 

News del Ministero sui GPP