Biolocale. Motivazioni economiche

LocaleLa crisi che stiamo attraversando ha messo drammaticamente in evidenza i limiti di un sistema economico incentrato sulla globalizzazione, sull’ipertrofia della finanza, sulle filiere lunghe, la competizione internazionale e i grandi spostamenti di merci a materie prime. Questo sistema si è rivelato insostenibile dal punto di vista sia economico, che sociale che ambientale. A livello locale ha prodotto e continua a produrre la frammentazione dei legami sociali e la disgregazione delle comunità e delle reti di protezione che sono tra gli elementi fondanti del progresso civile umano.

Economisti come Ernst Friedrich Schumacher, già a metà del secolo scorso misero in evidenza i rischi di un sistema come quello che si stava profilando, e proponendo in alternativa un modello basato sulle filiere corte, sulle reti di relazione, sulle tecnologie appropriate ai contesti specifici, sulla cooperazione su base locale.

Dopo avere lungamente ignorato approcci di questo tipo, oggi che la crisi si è generalizzata, le proposte di “rilocalizzazione” dell’economica tornano al centro del dibattito politico come una delle strade da seguire.

L’economia locale riduce la dipendenza dalle fonti fissili e dalle grandi reti di trasporto, permette di creare filiere basate sulle specificità del territorio, adattando le risorse alle esigenze e quindi valorizzando al massimo le potenzialità di ogni territorio, consente di mantenere e rafforzare i legami sociali alimentando quella dimensione comunitaria e solidale che limita le diseguaglianze sociali e garantisce la sicurezza ai propri membri. L’economia locale, centrata sui rapporti diretti e sulla conoscenza reciproca tra i vari attori del mercato, consente di privilegiare la cooperazione e la collaborazione rispetto alla competizione sfrenata e permette una maggiore tutela dei consumatori e più in generale della qualità, in quanto al di là delle norme di legge, funziona come meccanismo di difesa il controllo sociale: la reputazione si basa sull’esperienza, a differenza del mercato globale, in cui si costruisce artificialmente attraverso investimenti in marketing.

Gli enti locali, più di ogni altra istituzione, dovrebbero avere chiaro il valore dell’economia locale e agire per tutelarla, sostenerla e promuoverla. Gli acquisti sono una delle leve che gli enti locali hanno a disposizione. Se è ormai chiaro il ruolo degli “acquisti verdi” nell’ambito della “politica integrata di prodotto” di promozione della sostenibilità ambientale, sempre di più cresce la consapevolezza anche su questo ulteriore aspetto delle filiere locali, che tra l’altro integrano e rafforzano i principi del “green public procurement”.

Le mense rappresentano un centro di spesa rilevante nell’ambito dell’amministrazione locale, pertanto è importante che anche attorno agli approvvigionamenti per le mense si sviluppi una riflessione e una politica precisa, indirizzata al sostegno delle produzioni e delle specificità locali. In questo modo l’ente crea a valore sul proprio territorio, lavoro per i propri cittadini, circuiti virtuosi progressivi, espleta cioè una delle sue funzioni chiave anche nel contrasto alla crisi economica attuale.