Biolocale. Motivazioni sanitarie

SaluteL’ultima edizione (2011) del rapporto “I pesticidi nel piatto” realizzato ogni anno da Legambiente, fornisce ancora una volta dati molto preoccupanti sui residui di sostanze dannose per la salute negli alimenti di uso quotidiano.

Il problema è tanto più grave e preoccupante rispetto agli organismi dei bambini e degli anziani, che oltre a subire i maggiori rischi, sono i maggiori fruitori delle mense pubbliche.

Nonostante gli sforzi tesi a una riduzione dell’uso della chimica di sintesi in agricoltura, infatti, la quantità di residui di pesticidi rilevati nei campioni di ortofrutta e derivati – analizzati dai laboratori pubblici italiani delle Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale (ARPA) – risulta elevata. Rispetto allo scorso anno, le analisi hanno evidenziato una diminuzione dei campioni irregolari, ma anche una maggiore presenza di campioni multi residuo ovvero di campioni regolari che presentano contemporaneamente più e diversi residui chimici nello stesso campione di frutta, verdura o prodotto derivato.

Se le irregolarità sono diminuite di circa 1 punto percentuale (0,6% contro 1,5% del 2009), i campioni multi residuo sono aumentati complessivamente del 2,8% e in misura maggiore nei prodotti derivati (14,2% contro il 9,3% del 2009). (…)

Si ritrovano ancora residui di sostanze come il Clorphyrifos che è riconosciuto da diversi studi scientifici come un interferente endocrino, perché altera il funzionamento del sistema endocrino causando danni all’organismo, compromettendo il normale funzionamento del sistema ormonale, fondamentale per la sopravvivenza. Il Clorphyrifos ed i suoi metaboliti, oltre ad agire come interferenti endocrini, hanno una spiccata attività neurotossica, con potenziali effetti a lungo termine sulla regolazione neuro-endocrina e sullo sviluppo psicosociale. Questo è confermato dagli studi, uno dei quali è stato pubblicato nel 2010 sulla rivista scientifica Pediatrics e ha evidenziato che in un campione rappresentativo di bambini americani tra gli 8 ed i 15 anni, coloro che hanno alti livelli di metaboliti dei pesticidi organofosforici nelle urine hanno una maggiore probabilità di avere deficit di attenzione/iperattività (ADHD) rispetto ai bambini con livelli più bassi. “Un aumento di 10 volte la concentrazione urinaria dei metaboliti organofosforici è associato ad un aumento della probabilità che va dal 55% fino al 72 % di essere affetti da disturbi dell’attenzione/iperattività.”

Come Legambiente evidenzia da anni, non è sufficiente che le quantità di pesticidi e altre sostanze chimiche impiegate in agricoltura restino sotto le soglie previste dalle leggi, in quanto le soglie sono state fissate pensando alla pericolosità delle singole sostanze, ma non del fatto che in uno stesso prodotto possano trovarsi più sostanze che si sommano e si combinano tra loro.

La promozione su vasta scala dell’agricoltura biologica consentirebbe non solo di eliminare la presenza di questi residui negli alimenti, tutelando la salute dei consumatori, bambini e anziani in particolare, ma anche di ridurre i rischi per i lavoratori del settore agricolo che con queste sostanze vengono continuamente in contatto durante l’impiego.

Le mense scolastiche e le altre mense pubbliche dovrebbero compiere scelte chiare in questo senso, selezionando prodotti e fornitori secondo una logica fortemente orientata alla salute, dando assoluta preferenza, come ormai prescritto e raccomandato da tutte le autorità sanitarie a livello globale, prodotti coltivati secondo i metodi biologici, ossia senza impiego di sostanze di sintesi.