Pane Amore e Sophia : La ragione poetica: un cammino filosofico alternativo

dalla RubricaPane Amore e Sophia di Melissa Vallesi


La ragione poetica: un cammino filosofico alternativo

Cammino

Pochi giorni fa, ho avuto modo di ritornare a riflettere sul cammino della conoscenza filosofica poiché molti, e non a torto, si guardano bene dal pensiero filosofico occidentale che nel suo incedere storico ha vestito anche i panni del pensiero oggettivante, di sistema filosofico, un castello di ragioni.

Ma davvero basta la diffidenza a farci arrendere abbandonando la filosofia?

Uno sforzo intellettuale e viscerale di un cammino filosofico umile ci giunge da Marìa Zambrano (Vélez-Malaga, 1904 – Madrid 1991) interprete molto attenta della Spagna degli anni ’30.

«La vita ha bisogno della parola; se fosse sufficiente vivere, non si penserebbe, se si pensa è perché la vita ha bisogno della parola, della parola che sia il suo specchio, della parola che la rischiari, della parola che la potenzi, che la innalzi e al tempo stesso dichiari il suo fallimento … fallimento – di cosa? Di questo essere essenziale che è l’uomo, di questo mediatore.»1

 

La filosofia “vivente” rompe con l’atteggiamento di unilaterale egemonia della mente per farsi carico dell’essere umano nella sua interezza. Finalmente il corpo è riconosciuto come fonte di creatività e trascendenza, quale luogo pulsante che media il contatto con le forze sacre della materia vivente, con ciò che Zambrano chiama “i residui della matrice originaria da cui l’uomo si è strappato per vivere come un essere indipendente“.

Cammino(1)

Questa intuizione, che le costò l’accusa di “mancanza di obiettività”, si ispira alla poesia e alla mistica e prende corpo nella “ragione poetica”, ovvero un metodo di pensiero che apre un mondo di conoscenza alternativo a quello della filosofia occidentale.

 

Perché la poesia? Perché ha la capacità di dare voce a ciò che è oscuro, schiavo, latente a ciò che è incompreso e fuggevole.

All’oggettivazione fredda e distaccata Zambrano contrappone uno sforzo intellettuale che al contempo è una scelta di vita, un modo di stare nell’esistenza stessa ed è capace di provare meraviglia nei confronti del mondo senza pretendere di ridurlo a concetti vuoti.

La filosofia diviene “mediatrice”: non si preoccupa di separare il soggetto dalla natura ai fini della conoscenza, quanto di riscattare l’anima che è “frammento di cosmo nell’uomo”.

Nella riflessione sul passato non troviamo soltanto le tracce del cammino percorso, ma anche ciò che non è arrivato alla ragione o che è rimasto fuori dalla sua elaborazione, e che permane oscuramente come ‘seme’ della ragione futura.

Lì probabilmente risiede la libertà di meravigliarsi di fronte alla vita e all’alterità del mistero.

 

Fonti

 

  1. Zambrano, Quasi un’autobiografia, «aut aut».

M. Zambrano, Pensamiento y poesía en la vida española, p. 54, tr. A. Savignano in María Zambrano.

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