Pane Amore e Sophia – Realtà aumentata? Alcune riflessioni al margine

dalla Rubrica “Pane Amore e Sophia” di Melissa Vallesi

Realtà aumentata? Alcune riflessioni al margine.

Realtà(1)Sempre più spesso sentiamo parlare di realtà aumentata, ovvero dell’arricchimento o della diminuzione della percezione sensoriale umana al fine di renderla più chiara, evidente o addirittura divertente.

Un elaboratore media la realtà manipolandola e convogliandola elettronicamente su dispositivi (come smartphone o pc). Ne derivano informazioni che altrimenti non sarebbero percepibili dai cinque sensi. Ovviamente queste informazioni non sono percepibili dai cinque sensi perché non hanno origine da essi. Detto diversamente, la realtà aumentata non esisterebbe senza un elaboratore e/o software.

 

Dato che cambiando la visione del mondo modifichiamo il mondo stesso,
credo sia importante capire COME avviene tutto ciò. Qual è l’impatto di questa tecnologia sulle modalità della conoscenza, della rappresentazione e della relazione con gli altri?

Questa tecnologia avrà sicuramente aspetti positivi come la velocità, la flessibilità e l’efficienza. Pensiamo ad ambiti di applicazione come la ricerca scientifica, le telecomunicazioni, le collaborazioni a distanza dove le prestazioni di un operatore sono potenziate.

 

Fin qui tutto bene. Ma appena proviamo a stare sulle soglie dei limiti e dei cambiamenti per “aumentare la realtà” e vedere ciò che a prima battuta non cogliamo, ecco che suona il primo campanello: più realtà aumentata, meno natura.

Per sviscerare la realtà, entrarci meglio ed aumentarla, dobbiamo allontanarci fisicamente dalla natura. Siamo costretti ad agire all’interno di un software. Chi dirige il gioco tra noi e l’oggetto esterno è un software: percezione, intelligenza, pensiero sono pesantemente condizionati dalla tecnologia e subentrano solo dopo l’ok del sistema.

RealtàNon è fantascientifico pensare che per sopravvivere in modo lecito nella società dovremo indossare dispositivi. Forse sarà addirittura reato guardarci negli occhi come facciamo ora, semplicemente perché senza i nostri dispositivi saremmo irriconoscibili e quindi non catalogabili dal sistema? Brivido.

 

Nel quotidiano, la conoscenza è subordinata a priori a delle logiche economiche. Prima ci è dato conoscere ciò che è necessario per ottimizzare le prestazioni e successivamente, forse, potremo lasciare spazio alla fantasia e all’immaginazione.

 

Il nostro modo di vedere il mondo e la nostra capacità di essere produttivi, dipenderanno dalla visione di una persona o più persone.

Acquistando un software, acquistiamo ad occhi chiusi una visione del mondo, un modo di pensarlo, strutturarlo, dividerlo nello spazio e nel tempo.

E non dico “adottiamo” o “sposiamo” una visione del mondo che ci appassiona o ci convince moralmente!

Nell’aumento della realtà dove il nostro unico ruolo è quello di eseguire comandi, qual è la nostra cifra? Qual è il metro di paragone?

Direte, beh basta entrarci dentro e sperimentare ….

Sì certo, ma noterete allora come l’acquisto diventa il primo adeguamento senza riserve ad una sovrastruttura con le sue regole, codici e categorie che modificano inevitabilmente le nostre rappresentazioni ed il nostro pensiero.

 

L’invito è di guardare con occhi critici e costruttivi il nuovo per capirne le derive negative e sfruttare al meglio le potenzialità per il Bene comune.

La pervasività della tecnologia nella cultura, nel sociale, nella politica e nella vita quotidiana non può essere presa sotto gamba e proprio per questo è sempre più vitale garantire alla popolazione una formazione filosofica. Si tratta di aprire davvero le menti ed educare ad un atteggiamento critico, l’unico che può salvaguardarci da massificazioni disastrose.

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