Proteggere la biodiversità dal campo alla forchetta

Il piano dell’Unione Europea per rendere più sostenibile la produzione e la distribuzione del cibo

La biodiversità, lo abbiamo detto, è un aspetto fondamentale per la nostra sopravvivenza sul pianeta.

Ne abbiamo parlato qui.

Ma cosa stanno facendo le istituzioni per salvaguardarla?

Qui abbiamo presentato la “Strategia per la Biodiversità” adottata dalla Commissione Europa.

In questo articolo ci occuperemo del Piano “Farm to fork” che l’Europa ha adottato insieme alla strategia lo scorso 20 maggio. Entrambi i documenti fanno parte della politica comunitaria per l’ambiente, denominata “Green New Deal”, che stando alle dichiarazioni ufficiali, ha l’obiettivo di rendere sostenibile l’economia dell’UE, così da rispondere alla sfida dei cambiamenti climatici, e tutto queste rendendo la transizione giusta e inclusiva per tutti.

Il piano riprende alcuni degli obiettivi già fissati nella Strategia sulla Biodiversità: riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi chimici e degli antibiotici per gli allevamenti e l’acquacoltura, riduzione del 20% dell’utilizzo dei fertilizzanti e incremento del 25% delle superfici coltivate a biologico. Tutto questo entro il 2030.

Proposte di lettura

Più in generale il piano si inserisce nell’obiettivo generale di abbassare l’emissione di gas serra, a cui l’agricoltura contribuisce per il 10,3% in Europa.

Il documento è stato generalmente apprezzato dal mondo ambientalista, tuttavia non sono mancate alcune osservazioni. Ad esempio quelle mosse dalla coalizione #CambiamoAgricoltura, che riunisce varie associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica e biodinamica.

I principali punti deboli sono la mancanza di misure operative e gli obiettivi modesti sulla riduzione dei gas serra, in particolare nella filiera zootecnica, che utilizza oltre i 2/3 dei terreni agricoli e beneficia del 38% di tutti i fondi stanziati dall’UE come sussidi all’agricoltura.

Per raggiungere ambizioni obiettivi del piano Farm to Fork è necessario che gli stessi principi diventino determinanti nella definizione della nuova PAC (politica agricola comunitaria), quella che concretamente fa le scelte su come impiegare le risorse economiche.

Altro aspetto sottovalutato dal piano e l’autosufficienza alimentare, ossia la necessità di impostare la produzione agricola in modo che, per evenienze particolari come la pandemia appena vissuta, il continente, e possibilmente anche i singoli paesi, siano in grado di nutrire la propria popolazione con le risorse prodotte sul proprio territorio.

Sul fronte opposto sono già iniziate le levate di scudi dei produttori chimici: “Una riduzione del 50% non è realistica e non avrà gli effetti desiderati”, afferma Géraldine Kutas, direttore generale dell’Associazione europea per la protezione delle colture, il gruppo principale che rappresenta gli interessi del settore fitosanitario. Cerchiamo di essere chiari, non siamo contrari agli obiettivi quantificati. Tuttavia, queste ambizioni devono essere stabilite in accordo con tutte le parti interessate e supportate da studi di impatto”.

Per ora la Commissione risponde per le rime, per voce del commissario per l’Ambiente Virginijus Sinkevičius che ha tenuto ferme le sue posizioni ricordando che “La graduale scomparsa di impollinatori, come le api , mette in pericolo il sistema di produzione agricola. I pesticidi hanno anche effetti dannosi sulla salute umana e sull’acqua”. In Europa gli esperti sostengono che il 76% della produzione alimentare dipenda dall’impollinazione.

Delle api ci siamo occupati qui e qui

I produttori biologici hanno accolto con favore gli obiettivi. “È possibile produrre abbastanza alimenti di buona qualità, a prezzi convenienti, per nutrire l’Europa, senza utilizzare pesticidi o sostanze chimiche“, afferma Eric Gall, vicedirettore della Federazione europea delle organizzazioni che promuovono il coltivazione biologica. ”La politica agricola comune rappresenta il 40% del bilancio europeo. Se vengono introdotte le giuste direttive, abbiamo gli strumenti per rendere questa transizione un successo. “

Ma anche qui c’è un fronte avverso, rappresentato dalla forte lobby dei sindacati agricoli tradizionali. “Questa proposta mette in pericolo la sicurezza alimentare europea”, denuncia Pekka Pesonen, segretario generale del Copa-Cogeca. ”La Commissione fissa obiettivi senza fornire agli agricoltori gli strumenti per raggiungerli. Sosteniamo lo sviluppo dell’agricoltura biologica, ma dobbiamo essere sicuri che i consumatori siano pronti a pagare di più per il loro cibo, soprattutto nell’attuale contesto di crisi economica in cui molti europei rischiano di perdere il lavoro”.

A proposito di prezzo, una delle proposte che la Commissione sta vagliando è quella di applicare un’aliquota IVA più bassa ai prodotti biologici. 

Il piano esprime per la prima volta anche un orientamento per una riduzione del consumo di carne: “Il passaggio a una dieta più vegetale con meno carne rossa e trasformata e più frutta e verdura non solo ridurrà il rischio di malattie letali ma anche l’impatto dell’ambiente sul sistema cibo”.

E sempre in tema di allevamenti auspica il dimezzamento della vendita di antibiotici per bestiame e acquacoltura entro dieci anni. Problema piuttosto serio se si pensa che la resistenza agli antibiotici sia responsabile di circa 33.000 decessi all’anno nell’Unione. Altro obiettivo è una normativa più seria di quella attuale sul “benessere animale”.

Su questo tema puoi leggere qui il nostro articolo.

Altro tema espresso nel piano è una nuova etichettatura dei prodotti alimentari che dovrebbe esprimere chiaramente le ricadute nutrizionali, così da favorire una dieta equilibrata. Allo stesso modo dovrebbe rendere trasparenti le ricadute ambientali e sociali. 

Alla fine dei conti, chi si impegna su questi temi da qualche decennio non può non notare rilevanti passi avanti nell’approccio delle istituzioni ai problemi ambientali. Ma sa altrettanto bene che tra il dire il fare ci sono di mezzo il mare e gli interessi economici di alcune potenti lobby.

Qui puoi scaricare il documeto “Farmo to fork”

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