Racconto ae – Ode al pomodoro (cap. 2.1)

Le puntate precedenti

2.

“Buongiorno dottoressa! Fatto spese?”

Le parole le caddero dal cielo mentre tentava una delle sue solite acrobazie per tenere in equilibrio le buste della spesa chiudendo con un gomito il baule dell’auto.

“Ciao Marco… Sì, rifornimenti per me e per mamma”

Marco era il suo vicino di casa, viveva due piani sopra di lei. A Valentina era sempre stato simpatico, da quando si era trasferita nel quartiere un paio di anni prima. Marco era una delle anime del Teatro della Fortuna, e non solo l’anima, ma anche muscoli e ossa. I teatri sono fatti così. Hanno direttori, presidenti, assessori, cioè quelle persone che si siedono ai tavoli delle conferenze stampa per presentare stagioni e spettacoli. E poi hanno i Marco, quelli che fanno funzionare tutta la macchina, senza alzare troppa polvere.

“Povera mamma, ormai anche lei mangia solo bio!”

Disse Marco appoggiandosi alla ringhiera del terrazzo e fingendo di prenderla in giro. In realtà non ne aveva titolo, visto che anche Kitty, sua moglie, era un’assidua frequentatrice dell’emporio ae.

“Eh sì. Oggi poi ho preso un sacco di prodotti biodinamici”

Per dare più forza a quanto stava dicendo Valentina alzò al cielo una bottiglia di passata.

“Ah, passata di pomodoro!” Esclamò Marco, e chinandosi verso uno sgabello aggiunse.

“Mi stavo giusto occupando di pomodori”

Valentina immaginò che il vicino le mostrasse un vasetto estratto dal sui leggendario orto verticale, una struttura costruita riadattando un bancale, sul quale Marco coltivava ogni sorta di piantina aromatica e anche qualche ortaggio. Prima che il distanziamento sociale le imponesse di frequentare i vicini solo attraverso i terrazzi, Valentina aveva partecipato ad alcune fasi della costruzione dell’accrocco.

Vuoi imparare a costruire anche tu un orto verticale come quello di Marco? Ecco come.

Quando tornò a sporgersi dalla ringhiera, tra le mani di Marco non c’erano vasi e piantine, ma alcuni fogli spillati. Con fare solenne li sollevò davanti a sè, e cominciò a declamare i versi di una poesia che magnificava le virtù del pomodoro.

Marco declama per Valentina “Ode al pomodoro” di Pablo Neruda

Come gran parte dei lavoratori della cultura Marco era rimasto bloccato dalla pandemia, ma senza perdersi di animo aveva deciso di utilizzare anche lui gli strumenti informatici per donare un po’ di sapere e di bellezza a chi, rinchiuso in casa, rischiava di farsi sopraffare solo da fake news e cretinate di varia natura. Così si era messo a declamare poesie in diretta facebook.

Al termine Valentina gli fece un applauso dal marciapiede, al quale si unirono altri due anziani signori che si erano fermati ad ascoltare da un terrazzo di fronte.

“Che bella! Cos’era?” chiese la ragazza.

Ode al pomodoro di Pablo Neruda”, rispose Marco, e subito aggiunse. “E ora, con sommo dispiacere, devo ritirarmi. il dovere mi chiama”

Infatti la voce di Kitty lo stava sollecitando dall’interno della casa.

“Non vi è più rispetto per la cultura! Sono atteso da più prosaiche incombenze”

E senza fornire altre spiegazioni, salutando con la mano la vicina, sparì oltre la porta.

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