Racconto ae – Cambiamenti (cap. 3)

Le puntate precedenti

1.

Le gocce di pioggia scivolavano sul vetro. Avrebbe dovuto chiudere la serranda, ma aveva rimandato sperando che smettesse. E invece, in pochi secondi era arrivato un temporale, e ormai era troppo tardi. 

I temporali di solito le piacevano. Era un po’ come se quegli scrosci di acqua l’attraversassero lavando via le scorie accumulate. Ma quel giorno no. Forse le scorie erano troppe. Quella domenica Valentina si era svegliata di cattivo umore. Era certa di avere fatto un brutto sogno, ma non se lo ricordava. 

Preparando la colazione aveva cercato di capire il motivo di quello stato d’animo. C’entravano di sicuro anche la pandemia, il distanziamento sociale, i ritmi della vita sconvolti, una certa preoccupazione per le persone care. 

Per qualche minuto cercò di accontentarsi di quella spiegazione. Provò a pensare ad altro concentrandosi sul tonfo dei tuoni in lontananza. Poi dovette ammettere con se stessa che la solitudine di quel periodo era solo la condizione che l’aveva costretta a guardarsi dentro più in profondità. Ogni volta aveva cercato di risalire, di aggrapparsi a qualche zattera, come in quel momento il suono dei tuoni e della pioggia battente sui vetri. 

Di Valentina tutti conoscevano e amavano il sorriso. La leggerezza con cui pareva pattinare sulla vita. Allegra, spensierata e positiva erano gli aggettivi con cui lei stessa si sarebbe descritta agli altri. In effetti lo era. Riusciva ad esserlo perché era brava a scivolare sul pelo dell’acqua, lasciando sul fondale le situazioni con cui preferiva non fare i conti. 

Anche quella mattina aveva passato in rassegna tutte le vie di fuga. Persone da chiamare, libri da leggere, film da vedere, dolci da cucinare, pulizie della casa, cazzeggio su internet, shopping on-line, persino una passeggiata sotto la pioggia. Sì, era brava a scovare le uscite di sicurezza. Ma quella mattina non riusciva ad imboccarle perché, diversamente dal solito, le vedeva per quello che erano: scappatoie per non prendersi davvero cura di sé. E così era rimasta sul divano. Lo sguardo alla finestra, i suoni del temporale, il gatto arrotolato sulle gambe. Uno, due, tre… e si era tuffata nelle acque scure.

Non amava il suo lavoro. Non lo odiava. Ma non era quello che avrebbe davvero voluto fare. Segretaria in uno studio di commercialisti. I titolari erano amici di famiglia e le volevano un gran bene. Valentina era brava a motivarsi, trovando ogni giorno stimoli per fare al meglio anche le mansioni più banali. Niente a che fare con i suoi studi pedagogici. A pochi esami dalla laurea aveva perso il padre e nonostante Anna l’avesse implorata di continuare a studiare, che comunque se la sarebbero cavata, lei aveva deciso di smettere e di trovarsi un lavoro. 

Amava i bambini. Li amava da quando lei stessa era bambina. Sognava di lavorare in un asilo, o in una comunità per minori, in un centro giochi… Si era detta: “lavoro un po’, mi sistemo, poi finisco l’università…”. Gli anni erano passati, e Valentina era rimasta sulla superficie pattinando a pelo d’acqua.

Di bambini ne avrebbe voluti anche come mamma. C’erano state alcune grandi storie d’amore nella sua vita, e poche avventure. Ma per i motivi più strani erano tutte finite. Galleggiando sulle acque si circondava di motivi ragionevoli: non era la persona adatta, o l’amore era finito, oppure sognavamo cose diverse. Ora, nuotando nelle acque oscure, sapeva che erano state tutte fughe messe in atto man mano che si profilava l’idea della famiglia…

Un tuono troppo vicino la riportò in superficie. Amadeus la stava osservando. Le guance di Valentina erano solcate dalle lacrime. Eppure si sentiva meglio. Là sotto era successo qualcosa. Non sapeva bene cosa, ma ne era certa. Le venne in mente una di quelle frasi sciocche che si scrivono sul diario delle medie, forse era di Jim Morrison… probabile, una buona parte delle frasi sui diari delle medie erano attribuite a Jim Morrison, spesso senza essere davvero sue!

“Bene, Amadeus, diamo una svolta!”

Il gatto, mentre veniva spostato delicatamente, la osservava perplesso. Sembrava chiedersi a cosa si riferisse la sua amica. Ad una giornata cominciata male o alle sorti del mondo… o magari  alla sua vita? Nel dubbio, Amadeus chiuse gli occhi e riprese la sua principale occupazione.

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