Sapere

saperedi Michela Di Ciocco

Una massima vera ancora oggi è quella di Francis Bacon: “sapere è potere”. E lo sperimentiamo tutti i giorni, soprattutto nell’imbatterci con l’iperspecializzazione tipica del nostro tempo. Linguaggi incomprensibili, campi penetrabili solo da tecnici e profondi conoscitori della materia. Allora, cosa diciamo quando pronunciamo questo termine? Ha a che fare con lo studio? Con la verità? Con la conoscenza?

Ebbene, la sua etimologia è disarmante; perché sapere viene da sapore. Ha quindi a che fare con il gusto, che si affina attraverso l’esperienza e la cura e la sperimentazione. Sapere è gustare, conoscere attraverso un incontro fisico che unisce l’oggetto di conoscenza al soggetto che conosce.

L’etimologia delle parole racconta le storie che il significato intesse con la realtà umana, da secoli. Ritrovare il sapere connesso al sapore, potrebbe voler dire ripensare anche il rapporto con questo grande motore umano. Che nasce e parte da un senso fisiologico, prima che intellettivo. Che presume un rapporto diverso con ciò che voglio conoscere: si mangia solo ciò che si è disposti ad assumere nel proprio corpo…

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