Econometicamente – Scuola, investire nel 2.0?

di Jacopo Landi

“Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che scuola-2.0demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere”.
Italo Calvino

Partiamo con una frase aspramente critica sul tema della scuola e degli investimenti ad essa destinati.

La dotazione infrastrutturale della scuola italiana è carente. Ne è un preoccupante indicatore la manutenzione degli edifici scolastici. Se prendiamo per esempio l’ultima indagine svolta da Legambiente, il 32,5 per cento delle scuole necessita di interventi urgenti.
Le circostanze non appaiono migliori dal punto di vista della dotazione di attrezzature. Se utilizziamo la banca dati de La scuola in chiaro osserviamo che meno della metà delle classi italiane dispone di una connessione a internet, e poco più di un quarto possiede una lavagna interattiva multimediale (Lim).

Questi dati ci segnalano un rischio di sotto-investimento pubblico nella formazione delle nuove generazioni, anche se non abbiamo alcuna certezza che una miglior qualità degli edifici e una maggior dotazione di attrezzature si traduca necessariamente in un miglioramento degli apprendimenti.

Troviamo riferimenti nella letteratura, che ci fanno riflettere, ricordandoci che non è oro tutto quel che luccica. In altre parole, dal documento si evince che pur dotando alcune classi di nuovi strumenti digitali, i risultati (in termini di risultati sull’apprendimento) sugli studenti sono deludenti, e sembrerebbe quindi inesatto il pensiero di quei docenti sostenitori della teoria per cui questi nuovi strumenti portano una maggiore attenzione e un maggior coinvolgimento sugli studenti.Scuola2.0

Sicuramente le nostre scuole hanno un pesante bisogno di interventi infrastrutturali, ma oltre a quelli, prima di elargire a manica larga (si fa per dire) fondi senza aver prima un progetto documentato e ben preciso, bisognerebbe valutare bene le priorità. Sappiamo benissimo che questo tipo di azioni rendono gli slogan molto più altisonanti, ma sarebbe molto più utile, oltre allo strumento in sé, prevedere delle ore di “educazione digitale” che aiutino i ragazzi a comprendere le problematiche e le opportunità offerte da questi strumenti, altrimenti rimaniamo solo al “mi piace” e al tweet, mentre il 2.0 è tutt’altro oceano.

Basti pensare alla possibilità di avere libri in formato e-book, oppure saper padroneggiare Google e tutti gli strumenti di ricerca al fine di trovare subito ciò che si desidera, distinguendo pubblicazione scientifiche, da bufale sui blog personali, oppure ancora la possibilità di ricevere sempre le news per noi più importanti ed essere così sempre aggiornati e riuscire a sviluppare (o a cercare di sviluppare) una coscienza critica, ma a questo punto credo che le ragioni siano da trovare nella citazione d’apertura.