Cibo e salute – Le spezie della salute (parte 3): Il peperoncino

peperoncinodi Stefania Bertoni

Il peperoncino, il piccante benefico

In questo terzo appuntamento parleremo del peperoncino rosso piccante che è il frutto della pianta Capsicum annuum.

Il peperoncino appartiene alla famiglia delle Solanacee ed è originario dell’Americhe, anche se ormai da molto tempo è coltivato in tutto il mondo e in Italia è diventato parte della cucina tradizionale di molte regioni specialmente del Meridione.

Esistono diverse varietà di peperoncino al mondo, anche se in Italia è coltivato solo il Capsicum anuum, tra cui le più note sono lo Jalapeno (coltivato in Messico), l’Habanero (piccantissimo, coltivato nello Yucatan e nei Caraibi), il Kayenna (molto piccante, coltivato in Messico, Louisiana, Africa e Asia) (per approfondimenti http://www.peperoncino.org/old/index.html).

Il peperoncino era noto sin dall’antichità e il popolo messicano lo coltivava sin dal 5000 a.C. ma in Europa è arrivato solo alla fine del 1400, importato da Cristoforo Colombo.

Secondo la medicina ayurvedica il peperoncino, come le altre sostanze dal sapore piccante, stimola il metabolismo, riscalda e purifica.

Anche la medicina tradizionale cinese attribuisce al peperoncino un’azione rigenerante sul sangue. In MTC il piccante attiva l’energia Yang, aiuta a curare le malattie da raffreddamento e le sindromi influenzali, causate dall’attacco dei fattori patogeni esterni.

Il principale principio attivo è la capsaicina che è l’elemento che ne conferisce il gusto piccante. In alcune varietà, quali l’habanero che va raccolto con i guanti, la sua concentrazione è talmente elevata da causare bruciori alle mucose.

La capsaicina non è solubile nell’acqua ma nell’alcol e ancora meglio nei grassi; per tale motivo per calmare il bruciore prodotto dal peperoncino sulla lingua non bisogna bere acqua e il modo migliore per attenuare l’irritazione è masticare del pane o bere del latte.

Peperoncino 2La capsaicina è un rubefacente, cioè una sostanza capace di stimolare e aumentare il flusso sanguigno. Il peperoncino, inoltre, si caratterizza per un’alta presenza di sali minerali, flavonoidi e vitamine, tra cui l’importantissima vitamina C.

A livello terapeutico, la principale funzione del peperoncino è quella di favorire la secrezione di succhi gastrici e facilitare a digestione, oltre a stimolare l’”intestino pigro”.

Molti pensano che il peperoncino sia controindicato per le emorroidi ma in realtà non è assolutamente vero perché la capsaicina migliorando la peristalsi intestinale, impedisce la stipsi che è uno dei nemici delle emorroidi. Inoltre, il peperoncino ha un effetto anti-infiammatorio e antitrombotico.

In definitiva, il peperoncino, grazie alle sue proprietà vasodilatatrici ed elasticizzanti dei vasi sanguigni, è un presidio prezioso nella cura della fragilità capillare, nella prevenzione e cura delle emorroidi, nelle vene varicose, nel rafforzamento delle arterie aiutando a pervenire l’aterosclerosi e l’infarto.

Grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, il peperoncino è molto indicato in caso di tosse o raucedine. Usato per uso esterno, allevia i dolori reumatici in quanto dilata i capillari e riscalda: l’ideale è metterlo a macerare nell’alcol e applicarlo poi sulla parte dolorante, in modo da alleviare il disturbo.

In Calabria, nella Riviera dei cedri, si prepara un ottimo digestivo di cedro e peperoncino, chiamato Zafarà. Che si ottiene mettendo in infusione nell’alcool corteccia di cedro e polvere di peperoncino piccante.

Infine una curiosità, gli uccelli, a differenza dei mammiferi, non sono sensibili all’effetto piccante del peperoncino; questo perché la capsaicina, agisce su uno speciale recettore nervoso che gli uccelli non possiedono. Per questo motivo il peperoncino risulta essere un alimento prediletto dagli uccelli, in quanto è una ricca fonte di vitamina C e carotene, molto utili durante la muta del piumaggio.

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