Storie d’Italia – Il Piano Solo

rubrica STORIE D’ITALIA di Michele Altomeni

espresso_copertineSECONDA PARTE – Il Piano Solo

Vi stavo raccontando che dall’inizio del 1969 iniziai a lavorare per il SID a Padova e il mio primo compito fu la schedatura di alcuni personaggi. Ero bravo, e i miei superiori lo notarono. Certo, influì anche il fatto che mio padre fosse un alto ufficiale dei Carabinieri, anche lui in forza ai servizi. Sta di fatto che un paio di mesi dopo il mio arrivo mi chiamarono per un colloquio e mi proposero di entrare a far parte di un gruppo speciale, l’organizzazione Stay Behind, come la chiamavano gli americani, o Gladio, come preferivano i miei colleghi.

Non avevo idea di cosa fosse. Mio padre sì, ma lui era ligio alla consegna del silenzio, anche a casa, e non me ne aveva neanche mai accennato. Solo, a volte, si lasciava sfuggire che i comunisti in Italia non sarebbero mai potuti andare al potere, neanche in maniera legittima, perchè lo Stato era ben organizzato e pronto a reagire, sia in caso di attacco esterno che di rivolta interna. Niente di più.

Anche durante quel primo colloquio non mi dissero molto. Solo che si trattava di un piano per difendere il Paese dal pericolo rosso. La causa mi sembrava più che nobile e la mia sete di conoscere i retroscena della storia fece il resto. Accettai senza chiedere altro, così mi mandarono in Sardegna, al cosiddetto Centro Addestramento Guastatori di torre Poglina, nei pressi di Capo Marrargiu. Era una base segreta realizzata con fondi provenienti in parte dalla CIA e gestita dal S.A.D. (Studi speciali e addestramento del personale), che a sua volta faceva capo all’Ufficio “R” del SIFAR e che aveva il compito di coordinare l’operazione Gladio.

Quando mi dissero la destinazione ebbi la sensazione di averne già sentito parlare, pur essendo una base segreta. Mi tornò in mente qualche giorno dopo. Andai a riprendere alcuni ritagli de “L’Espresso” che si occupavano del Piano Solo. Trattandosi di storia del nostro Paese mi piacerebbe dare per scontato che sappiate di cosa sto parlando. Ma conosco bene la fragilità della nostra memoria collettiva, e allora serve un piccolo ripasso…

De lorenzoEra il 1964. Presidente della Repubblica era Antonio Segni. Il Generale Giovanni De Lorenzo aveva lasciato i servizi segreti in mano a sui fedelissimi ed aveva assunto il comando dell’Arma dei Carabinieri. Erano i tempi in cui la Democrazia Cristiana aveva aperto per la prima volta le porte del governo ai Socialisti, e ovviamente la cosa non piaceva ai settori più conservatori del potere che temevano una deriva a sinistra del Paese. Quel primo governo di centro-sinistra, guidato da Aldo Moro, entrò presto in crisi e allo stesso Moro fu dato l’incarico di formarne uno nuovo.

Il Piano Solo era già in preparazione da un po’ di tempo. Era il progetto di un colpo di Stato da parte dei Carabinieri attraverso l’occupazione di alcuni punti nevralgici e la deportazione (chiamata allora “enucleazione”) di 731 politici e sindacalisti pericolosi. Ed era proprio a Poglina che dovevano essere imprigionati. La lista di questi personaggi era stata elaborata proprio a partire dalle informazioni contenute nei fascicoli riservati del SIFAR, tipo quelli a cui anche io avrei lavorato qualche anno più tardi.

La parata militare della Festa della Repubblica nel 1964 vide una presenza di militari molto superiore al solito, e il 14 giugno, per le celebrazioni del 150º anniversario della fondazione dell’Arma dei carabinieri, fu fatta sfilare la nuovissima brigata meccanizzata, con grande dotazione di armi e mezzi pesanti. Adducendo motivazioni logistiche, le truppe furono lasciate a Roma fino alla fine del mese, e alla Capitale arrivarono anche i paracadutisti dei corpi speciali. Alcuni sottufficiali appositamente addestrati furono trasferiti in segreto a Milano e Roma, pronti ad occupare le sedi della RAI.

Fu in quei giorni, il 26 giugno, che cadde il primo governo di centro-sinistra. Ma qui occorre accennare ad un fatto che forse vi sfugge. I servizi segreti, come qualunque altra organizzazione umana, non sono blocchi monolitici che si muovono compatti in un’unica direzione, ma possono, a volte più a volte meno, avere al proprio interno correnti di pensiero diverse. Succedeva in quegli anni all’interno della CIA, perchè negli USA era stato eletto presidente J.F. Kennedy, orientato verso un alleggerimento del controllo sulle opposizioni di sinistra nei paesi satellite come l’Italia. Insomma, Kennedy appoggiava Moro nella nascita del governo con i Socialisti. Una parte della CIA era fedele al Presidente e iniziò ad applicare il nuovo orientamento, un altra parte invece si oppose anche nei fatti continuando a perseguire una propria politica di contrasto assoluto.

ParataQuesta spaccatura finì per riflettersi anche nei servizi segreti controllati dalla CIA come il nostro, così si formarono una corrente in appoggio ad Aldo Moro, per il “disgelo”, ed una legata ad esponenti più conservatori della Democrazia Cristiana, come Giulio Andreotti. Questo conflitto di correnti si riproporrà più volte nella storia dei nostri servizi segreti. L’ingenuità sta solo nel pensare che il conflitto nei servizi segreti sia il riflesso del conflitto tra gruppi politici, mentre avviene esattamente il contrario. Ma è bene che sia i politici che gli elettori restino convinti che le leve stiano in mano al Parlamento e al Governo.

Ad ogni modo, il Generale De Lorenzo faceva riferimento ai gruppi della CIA contrari alla nuova politica kennediana e operava per scongiurare qualunque spostamento a sinistra in Italia. Mio padre era decisamente schierato con De Lorenzo. Io, per quanto ancora non capissi bene tutte le dinamiche, feci la stessa scelta.

Il 15 luglio, mentre erano in corso le consultazioni per la creazione del nuovo governo, il Presidente della Repubblica Antonio Segni, fortemente contrario alla volontà di Moro di proseguire nel dialogo con la sinistra, convocò il Generale De Lorenzo e poi il Capo di Stato maggiore della Difesa Aldo Rossi. Qui bisognerebbe ricordare che i dossier del SIFAR di De Lorenzo sulle abitudini sessuali della moglie di Giovanni Leone, concorrente di Segni alla presidenza della Repubblica, furono molto utili all’elezione di quest’ultimo.

Segni presentò a Moro il “Piano Solo”. Gli disse che se fosse andato avanti con le sue intenzioni in Italia ci sarebbe stato un colpo di stato per il quale era già tutto pronto. Alla fine si trovò un compromesso all’italiana. I socialisti entrarono nel nuovo governo, ma accettando un programma molto moderato, da cui erano sparite gran parte delle riforme sociali a cui puntavano.

Questa vicenda fu una grande lezione per noi tutti. Capimmo che per mantenere a destra un Paese non bisogna tenere la sinistra fuori dal potere, ma occorre invece cooptarla portandola ad una moderazione di programmi. Moro, occorre ammetterlo, riuscì a guardare molto più lontano di noi, ed infatti proseguì su questa strada cominciando a costruire il “compromesso storico” anche con il PCI. Anche in questo caso si trovò contro avversari palesi e occulti, e questa volta pagò con la vita… Ci torneremo. Per ora è sufficiente che guardiate la storia in prospettiva, perchè proprio ai nostri giorni quel percorso si è completamente realizzato. Esiste più una sinistra in Italia? Non più. E come è stata eliminata? Ammettendola nel circolo del potere.

La vicenda del Piano Solo restò segreta per un po’. Poi, nel 1967 fu resa pubblica da alcuni articoli apparsi su “L’europeo” e “L’Espresso”, quegli stessi che mi andai a rileggere quando mi dissero di andare a Capo Marrargiu. Nel frattempo il SIFAR era stato trasformato in SID, e De Lorenzo era diventato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, incarico da cui fu rimosso appena emerse lo scandalo. Sarà eletto nel 1968 in Parlamento nelle fila del Partito Monarchico, confluito poi nel Movimento Sociale Italiano.

Le inchieste sulla vicenda non portarono a nulla, grazie anche al segreto di stato opposto da Aldo Moro sui documenti. Il risultato di eliminare il potente De Lorenzo era stato raggiunto, non occorreva e non era vantaggioso infangare gli apparati dello Stato dimostrandone pubblicamente il modus operandi.

Riletti gli articoli, preparai le valige e partii per la Sardegna.

 

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