Impresa-corpo – I vantaggi della Scomodità

di Manuela Martella

I vantaggi della scomodità

ScomoditàLa follia sta nel fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi.” Albert Einstein

Parte del tessuto connettivo è costituito dalla fascia, una struttura tridimensionale che avvolge e s’intreccia con le unità funzionali anatomiche del corpo umano e che connette il corpo intero, dalla sommità della testa alla pianta dei piedi. Le sue numerose caratteristiche includono il fatto che ogni adattamento posturale modifica la struttura di questo tessuto. Così, come la ripetizione di uno schema mentale rinforzerebbe determinate connessioni sinaptiche nel cervello, la ripetizioni di un movimento rafforzerebbe un determinato percorso della ”urbanistica miofasciale”.

Il nostro corpo-mente riconosce come “normale” generalmente ciò che per lui è comodo. Ovvero, quello a cui è abituato, che gli procura agio, che è gradevole e conveniente.

Conveniente … fino a che punto?

Ciò che appare normale, non é necessariamente salutare. Infatti, il grado di comodità può essere un criterio ingannevole per valutare gli effetti benefici di un’abitudine. La differenza tra un’abitudine sostenibile ed una dannosa risiede nella capacità di gestione di un disequilibrio.

Ma quali sono i criteri di valutazione?

Dal punto di vista biomeccanico si può dire che un movimento si considera sostenibile se assicura il massimo contatto delle superfici articolari coinvolte nello sviluppo del movimento. L’integrità di questo allineamento é garantita dalla collaborazione tra i vari tessuti miofasciali, che necessitano una maggiore varietà esperienziale, per favorire la massima scorrevolezza di informazioni e rendere efficace il dialogo tra sistema scheletrico e rete miofasciale.

Possiamo ritrovare in un’allenamento fatto di oscillazioni moderate una via per la riattivazione del sistema propriocettivo, in modo da fornirci quella quantità di informazioni sensoriali ottimali per confermare o smentire l’integrità di una determinata postura. Perché quando appare il dolore, purtroppo, spesso è già troppo tardi. In molti casi, il dolore rappresenta l’effetto di un disallineamento di lunga data.

Tuttavia, non si tratta di condannare la famosa “zona di confort”, ma di riposizionarla in un “raggio” sostenibile per l’organismo. Se non ci scomodiamo in questa direzione, godiamo, sì, di una convenienza immediata … ma a quale prezzo?

A voi la scelta dell’osteopata, fisioterapista, massaggiatore, esperto … (a mio consiglio) non per rimediare, ma per prevenire.

 

Bibliografia consigliata

Meridiani Miofasciali, Thomas W. Myers

La rivoluzione del movimento, Frey Faust

 

In collaborazione con Francesco Mezzanotti

 

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