Volere bene a Gaia: l’ecologia affettiva

Italia che cambia è una testata giornalistica tra le nostre preferite. Si occupa in particolare di quelle esperienze che cercano di mettere in atto alternative concrete rispetto alle varie problematiche sociali e ambientali, e per questo ci hanno inserito nella loro mappa.

In questo periodo Italia che cambia ha organizzato una serie di interessanti incontri di approfondimento sulle loro (e le nostre) tematiche.

Tra queste, in particolare, abbiamo seguito e vi segnaliamo il dialogo tra Daniel Tarozzi, direttore della testata, e Giuseppe Barbiero, docente di biologia e di ecopsicologia, nonchè direttore del Laboratorio di Ecologia Affettiva all’Università della Valle d’Aosta e co-direttore della rivista scientifica internazionale Visions for Sustainability.

Giuseppe Barbiero è noto per avere recuperato il termine “biofilia”, usato per la prima volta dallo psicologo “Erich Fromm negli anni Sessanta come termine che indica l’amore per la vita, in contrapposizione alla “necrofilia” che identifica invece l’amore per ciò che ha a che vedere con la morte. Lo stesso termine è stato poi riutilizzato negli anni Ottanta dal biologo Edward Wilson che non conosceva l’opera di Fromm

Wilson compiva i suoi studi nelle foreste della Guinea e nel 1984 scrisse un testo particolare, intitolato proprio Biophilia. Una sorta di autobiografia in cui parlava del piacere di stare completamente immerso nella natura. 

Giuseppe Barbiero, durante l’incontro, racconta di come la prima volta che ha partecipato ad un congresso di ecologia abbia fortemente percepito un senso di tristezza. I vari relatori sembravano lì a certificare disastri, estinzioni e distruzione. Ma poi, nelle pause del congresso, quando le persone passavano dal piano scientifico a quello emotivo, emergeva l’amore per la natura e per l’oggetto dei loro studi. In sostanza è questa la biofilia di cui parla Barbiero e che secondo lui è indispensabile perchè l’impegno ambientalista sia davvero efficace. 

L’ecologia affettiva, che è anche il titolo dell’ultimo libro di Giuseppe Barbiero, deve essere complementare all’ecologia cognitiva che di per sè ci spinge ad accantonare le emozioni. Approcciandoci alla natura con un rapporto anche affettivo ne possiamo godere maggiormente, e ce ne rendiamo subito conto perchè l’immersione è capace di liberarci subito dello stress.

Noi esseri umano nasciamo come specie che ha paura della natura. La percepiamo come ostile. La biofilia è un’evoluzione successiva che deve fare i conti con la nostra “biofobia”.

Allo stesso tempo però è innato in noi il legame con la natura ed il bisogno di viverci a contatto. Durante la pandemia, costretti a stare chiusi in casa, questo bisogno lo abbiamo avvertito più del solito. Ora dovremmo partire da questa consapevolezza anche per ripensare le nostre città reintroducendo elementi naturali.

Barbiero, da biologo, assume una visione del mondo più legata all’evoluzione e ai tempi lunghi. Con questo approccio cambia anche la nostra visione degli esseri viventi. Ad esempio ci consente di capire l’importanza dei batteri, che spesso associamo a malattie e problemi di altro tipo. Eppure solo l’1% dei batteri è pericoloso, mentre la maggior parte di essi collabora con l’uomo e la natura essendo alla base dei vari processi biochimici, come ad esempio la fotosintesi clorofilliana, e questo lavoro lo fanno da 3800 milioni di anni. Infatti, in termini scientifici, sono i batteri a condurre il processo, mentre le piante offrono la loro collaborazione.

Altro tema di cui Barbiero si è sempre occupato è la cosiddetta “Ipotesi Gaia”, teoria scientifica introdotta dallo scienziato inglese James Lovelock. Si tratta di una delle teorie scientifiche più affascinanti, e sta alla base di molte visioni dell’ecologia moderna. 

L’idea di fondo è che il Pianeta Terra sia in sostanza un unico grande organismo vivente. Grazie a Lovelock, l’ipotesi Gaia è diventata una teoria scientifica. Ma questa idea di “madre terra” in realtà è sempre stata presente nella storia delle varie civiltà

L’essere umano è un esperimento di Gaia. Attraverso l’evoluzione abbiamo “estremizzato” le nostre funzioni neuronali. Probabilmente è stato il passaggio da sangue freddo a sangue caldo a consentire lo sviluppo della memoria. Allo stesso modo è stata quella mutazione a donarci l’empatia, l’affettività, emozioni nuove rispetto alla paura, e quindi la capacità di prenderci cura della nostra prole e del prossimo.

Comunque Gaia ha già vissuto cinque estinzioni di massa. Di certo sarà in grado di sopravvivere alla sesta. L’uomo invece è chiamato a decidere se vuole proseguire la propria evoluzione o lasciare spazio ad altre specie viventi estinguendosi per sempre. Barbiero ci aiuta a capire i tempi geologici con un semplice esempio: se l’esistenza di Gaia fosse un film di un’ora e mezza, cioè di circa 130.000 fotogrammi, l’intera storia dell’umanità avrebbe la durate di 3/4 fotogrammi. In un film ci sono 24 fotogrammi al secondo, il che significa che nel film di Gaia, la presenza dell’uomo non sarebbe nemmeno percettibile allo sguardo.

Per capire le modalità di adattamento dell’ecosistema e il ruolo dei batteri, Barbiero cita l’evoluzione che ha portato le piante a sviluppare la lignina per la propria struttura. Questa sostanza, all’inizio, divenne in pratica un inquinante naturale che sconvolse l’ambiente. Nessun organismo era in grado di aggredirla e degradarla. Finchè un fungo non imparò a farlo, rendendo il legno biodegradabile. Quindi, nel lungo tempo, anche le sostanza non biodegradabili, per Gaia costituiscono un problema. Ma lo costituiscono per noi, e ancora una volta dobbiamo scegliere sul nostro destino.

Una delle certezze che abbiamo sulla vita per come noi la conosciamo è che necessita di acqua allo stato liquido, che a sua volta dipende dalla temperatura e dalla pressione. Gaia per certi versi è un grande sistema di regolazione finalizzato a mantenere la presenza di acqua allo stato liquido sulla Terra. Nel corso del tempo il Sole ha aumentato la sua energia, e quindi il suo calore, ma Gaia è stata in grado di adattarsi per controllare la temperatura attraverso processi biochimici.

Gaia è un grande sistema chiuso e quindi uno dei suoi principi è il riciclaggio. Per questo, una specie, se non si adatta a questo principio, è destinata all’estinzione. Siamo passati da 2 a 7 miliardi di abitanti nel giro di pochi anni. Se questo è un problema ecologico, dobbiamo anche tenere presente che è il risultato di due progressi importanti: igiene e vaccinazioni. Se ci guardassimo dall’esterno ci vedremmo come una specie florida e in ottima salute, ma noi abbiamo la capacità di immaginare le conseguenze più in prospettiva e dobbiamo farne tesoro.

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